Copertina Giugno

Agosto 1984: arriva il Toro

Stemma del Toro negli anni '80

8 agosto 1984. A soli 3 mesi dall'agognato ritorno in Serie C2, la Pro si regala una serata di gala, una amichevole di lusso contro il Toro di Radice che al mercato estivo ha appena acquistato il brasiliano Junior. I bianchi allenati da Giovanni Sacco stanno ultimando la preparazione al campionato in Val Sesia e interrompono la preparazione per affrontare i granata in uno stadio Robbiamo che per l'occasione si riempie di ben 3.000 spettatori. Poco prima del calcio d'inizio il presidente Celoria intervistato da "La Stampa" dichiara: "In C2 la Pro ha trovato una compagnia di squadre blasonate: dal Mantova al Venezia, dal Novara al Fanfulla alla Pro Patria, tanto per citare alcuni nomi. E' un campionato che si annuncia interessante e mi auguro sia fatto su misura per la nuova Pro Vercelli".

Secondo il mister Giovanni Sacco invece: "La condizione atletica dei ragazzi sembra apprezzabile e la forma sta venendo fuori gradatamente. Il programma quotidiano è semplice, ma intenso: si va sul campo di mattino e pomeriggio, viene intensificato il numero delle partitelle in famiglia ma una prima valutazione sulla condizione della squadra si potrà fare già stasera, in occasione della partita contro il Torino".

A conti fatti il test contro il Toro per la Pro e per i suoi tifosi deve essere un "premio" per la promozione della passata stagione più che un match da cui ricavare indicazioni dirimenti.

 

Vercelli 8/8/1984

Stadio Leonida Robbiano

Pro Vercelli-Torino=0-1

PRO VERCELLI: Bidese, Olivieri, Re, Cristiano, Tumelero, Fait, Riberto, Piccini, Gino, Riccardino, Frigerio.

All. Giovanni Sacco.

TORINO: Martina, Francini, Danova, Galbiati, Junior, Beruatto, Pileggi, Caso, Schachner, Dossena, Zaccarelli.

All. Gigi Radice.

Arbitro: Pairetto.

RETE: 58' Schachner

 

La partita è meno semplice del previsto per i granata che solo al '58 passano grazie ad un gol di Walter Schachner che è rapido a raccogliere una respinta di Bidese su bolide di Sclosa da fuori area; trovata la rete e rinfrancato lo spirito il Toro sfiora la seconda marcatura in altre due occasioni ma senza riuscire a cambiare ancora il risultato. Per la Pro buona prova in vista del campionato di C con un atteggiamento guardingo in difesa senza però rinunciare ad impensierire i granata in contropiede.

 

 

La Stampa, 8 agosto 1984

2006/09, gli anni di Joma

Fondata nel 1965 a Toledo da Fructuoso Lopez con lo scopo di produrre genericamente scarpe, il marchio deve il suo nome a quello del primogenito del fondatore che si chiamava José Manuel. A tre anni dalla fondazione l'azienda si specializza nella realizzazione e distribuzione di scarpe sportive arrivando ad affermarsi in più di settanta paesi nel mondo e aprendo un totale di otto succursali tra cui quella italiana di Cambiano, provincia di Torino, aperta nel 1999. A sette anni dalla apertura di Cambiano Joma inizia a produrre anche materiale tessile per squadre italiane e la Pro Vercelli è una delle prime società a servirsi dalla azienda spagnola per un totale di tre anni.

Notevole le due maglie del primo anno: classica e con cordoni la versione casalinga, d'impatto per via del colore nero,  usato per la prima volta per la maglia da trasferta solitamente rossa, la versione away. Meno azzeccate le maglie della seconda e soprattutto della terza stagione, quella in cui si celebra il centenario dalla conquista del primo scudetto datato 1908: per l'occasione l'azienda spagnola idea un nuovo stemma celebrativo immediatamente e sprezzantemente ribattezzato l'"ovale" dai tifosi che lo giudicano assolutamente inadeguato per stare su una maglia gloriosa come quella della Pro.

Tim Parks, Questa pazza fede

Copertina del libro di Tim Parks

Probabilmente il miglior libro sul calcio e sul tifo che sia mai stato scritto in Italia. Questo capolavoro dell'inglese Tim Parks ha superato i 20 dalla sua uscita ma non per questo ha perso la sua freschezza, la sua capacità di divertire e quella di suscitare l'interesse del lettore. Cosi l'autore riguardo quest'opera: "Se non riusciamo a sconfiggere i nostri vizi,” scriveva Emil Cioran, “tanto vale che li coltiviamo e ce li godiamo il più possibile.” Avendo tenuto segreta per anni la mia ossessione per il calcio e il mio tifo sfegatato per Hellas Verona sugli spalti del Bentegodi, alla fine mi sono arreso e ho deciso di abbandonarmi all’incanto, e vedere dove mi avrebbe condotto. Su e giù per tutta la penisola, a ogni partita, in casa e in trasferta, nell’arco di una lunga ed estenuante stagione. E quale scusa potevo esibire in famiglia, se non quella di scrivere un libro, di fare uno studio serio, ho detto, e perché no anche emozionante, di questo immenso spazio mentale occupato oggi dal calcio, e anche ovviamente un’esplorazione dell’Italia.

Nulla di quanto io abbia mai scritto si è rivelato più diverso dalle aspettative, più divertente, complicato, imprevisto e soprattutto eccitante. I tifosi, come sempre, erano il bersaglio di accuse di razzismo e volgarità, ma quanto è strano e ambiguo questo razzismo. La squadra, come sempre, lottava contro la retrocessione, ma quanto era diversa quella prospettiva per i giocatori, i manager, i butei e le butelete che soffrivano sugli spalti. Era l’anno delle elezioni e la politica continuava ad affacciarsi sulla scena. Il comportamento della polizia era lungi dall’essere quello dei “tutori dell’ordine”, eppure giornali e televisione tacevano su quanto accadeva. Il nocciolo duro era minaccioso ma divertentissimo, gli arbitri imperdonabili, le istituzioni una maschera di ipocrisia.

Di notte su vecchi pullman e vagoni ferroviari fatiscenti, oppure seduto accanto ai giocatori sugli aerei e negli atri di alberghi di lusso, ho cominciato a vedere il carattere italiano in un modo del tutto diverso, e soprattutto a capire quel che significa investire tante emozioni in un’attività che, come tutti sappiamo, in fondo è insignificante. In un mondo globalizzato dove i confini e le discriminazioni non sono più possibili, dove religione e idealismo politico paiono più pericolosi che consolanti, il calcio – cominciavo finalmente a capire – offre un modo nuovo e ferocemente ironico per formare una comunità e ricollegarci al sentimento del sacro. Va’ in trasferta con i butei e anche tu sarai un fondamentalista a tempo parziale, un talebano del weekend.

Ultimo commento: quando ho cominciato a scrivere questo libro, ero fermamente convinto che doveva trascendere sia lo sport che la cronaca. Perciò voi che non sapete nulla di calcio, e non volete saperlo, voi là fuori che forse disprezzate quelli di noi che sono sensibili a questo incanto, fate attenzione: vi ho sempre tenuti ben presenti alle mente mentre scrivevo il mio libro. Provate qualche pagina prima di decidere. Ma in guardia! E’ stata questa una stagione che è arrivata fino all’ultimo colpo di fischietto dell’ultima partita. Se vi lasciate ammaliare, non ne verrete più fuori.

 

 

Tim Parks, Questa pazza fede ed. Einaudi 430 pag., 2002.

Piazza Camana, la fossa dei leoni

La gradinata nord dello stadio Silvio Piola vista dai giardini di Piazza Camana

Il 2 agosto del 2020 Andrea Saronni del giornale "Avvenire" pubblicava un bell'articolo dedicato alla Pro Vercelli e, in una parte di questo articolo faceva riferimento al campo della Pro immediatamente precedente l'attuale, quello che vide nascere il mito delle Bianche Casacche, un gruppo di ragazzi che dal nulla fu capace di costruire una squadra in grado di vincere la bellezza di 7 scudetti in 14 anni.

 

Così scrive Andrea Saronni: "Dietro la gradinata Nord spuntano ancora gli alberi, e dietro agli alberi c’è un piccolo parco con i giochi per i bambini, e fazzoletti più o meno grandi di erba dove fare correre una palla. Cent’anni fa e oltre, sulla stessa terra - meno pettinata e assai facile ad assumere la forma del fango e della polvere -, una sfera più ruvida e tenuta insieme da una stringa veniva inseguita e calciata da ragazzi in camicia bianca, un po’ rustici forse, ma bravi e vogliosi abbastanza per rimanere a distanza di un tempo infinito per la vita, figuriamoci per il calcio. Il territorio del mito è racchiuso in due isolati, uno stadio e una piazza verde.... Ma per Vercelli, forse, contano ancora di più le ringhiere e i capitelli in ferro battuto e stile neoclassico della tribuna dello Stadio (protetta dai Beni Culturali), la nebbietta che di autunno si alza ancora nei giardinetti di Piazza Camana e che fa illudere che le sagome sfumate degli alberi siano in realtà Ardissone, Rosetta, Pietro Ferraris, sempre lì a giocare e vincere al Camp de la Fera, nella Fossa dei Leoni. Nel tempo fermo di Vercelli è ancora semplice immaginarsi nel passato: naufragarci vi è dolce, se il presente non lo vale".

 

Davvero nei giardini di piazza Camana, a pochi passi dall'attuale stadio, si può sentire una atmosfera speciale, soprattutto di notte, un qualcosa che conferisce ai giardini un qualcosa di magico che l'articolo di Andrea Saronni ha saputo cogliere molto bene nel suo pezzo. I suoi primi calci al pallone la Pro li aveva tirati nel primissimo "Camp dla Fera", corrispondente all'attuale piazza Mazzini, terreno che poi era stato abbandonato prima in favore del Campo di Marte (fino alla stagione 1906/07) e poi, a seguito del raggiungimento della Prima Categoria (la Serie A dell'epoca), in favore dello spazio libero presente in piazza Conte di Torino (attuale piazza Camana).

 Il 1° gennaio 1908 la Pro inaugurò il nuovo terreno di gioco sfidando la U.S. Milanese: il campo era dotato di una barriera in legno che copriva tutto il perimetro impedendo al pubblico di accedere al campo e di una tribuna coperta capace di contenere 2.000 spettatori. Qui nacque e visse per almeno 20 anni il mito degli indomabili leoni bianchi, capaci di piegare ogni avversario.

 

Le nobili decadute del calcio

Video di youtube del 2012 sulle nobili decadute del calcio piemontese: Pro Vercelli, Casale e Alessandria.

Giorgio Carboni, l'uomo della provvidenza

Giorgio Carboni. Immagine da tgvercelli.it

Tante volte le storie di calcio più belle non si dipanano solamente sul rettangolo verde, o negli uffici dei dirigenti che lavorano per la società e quindi a diretto contatto con la squadra; a volte per vedere l'origine di una bella storia legata al calcio, ed in particolare alla Pro Vercelli, bisogna sforzarsi di guardare un po più lontano... come nel caso di Giorgio Carboni.

Per dirla in due parole Carboni è stato l'uomo che ha concretamente fatto passare la Pro Vercelli dalla ennesima crisi societaria (stavolta quella di inizio anni '80 con la società commissariata) ad una decade di successi e speranze perchè è stato capace di individuare con maestria quello che poteva essere un uomo giusto da collocare nel ruolo di presidente. Entrato a far parte della dirigenza della Pro durante la gestione commissariale di Ferdinando Vanzini (gestiva la pubblicità "cartellonistica" dello stadio Leonida Robbiano) era stato capace di individuare nel concessionario Fiat Giuseppe Celoria, l'uomo giusto da mettere alla presidenza della Pro.

Da questa lungimiranza potè nascere un decennio di speranze e successi il cui culmine ci fu con il vittorioso spareggio contro la Cairese del 1984, che riportò la Pro in C2 dopo molti anni, ed ebbe fine con l'amara sconfitta di Pontedera del 1990 che, malgrado tutto, non può non far considerare la presidenza di Celoria la migliore della storia insieme a quella di Massimo Secondo.

 

La Pro, el club mas antiguo de Italia

Spagnola di Malaga ma da anni in Italia in qualità di giornalista sportiva, Mar Bianchi dedica questo bel video al club più antico di tutta Italia cercando di spiegare al pubblico spagnolo cosa significa la Pro Vercelli per la storia del calcio italiano.

"Ciccio" Braghin, l'uomo dei miracoli

Ciccio Braghin calciatore. Foto di Wikipedia

Un antico adagio dice che nessun uomo è profeta nella propria patria. Niente di più vero per Maurizio "Ciccio" Braghin, biellese di nascita e che dopo una discreta carriera da pedatore nelle Serie A, B e C degli anni '80 ha fatto bene soprattutto da allenatore ed in particolar modo  Vercelli, dove allena in due periodi: la prima volta tra 2000 e 2002, la seconda tra 2010 e 2013.

 

Passato per le giovanili di Pro Vercelli e Biellese verso la fine degli anni '70, Braghin disputa alcune stagioni in Serie C nella Biellese e nel Varese conquistando coi varesotti una promozione in B nel 1980; dopo aver giocato in Lombardia altre due stagioni da titolare passa all'Avellino dove esordisce in Serie A in un Torino-Avellino del 12 settembre 1982. Già ad ottobre però l'Avellino lo restituisce al Varese in B dove termina la stagione 1980/81 e dall'estate 1981 passa alla Triestina dove trascorre tre stagioni in cadetteria. Dopo uno stop forzato di tre anni (perchè coinvolto nel caso del Totonero-bis) torna a calcare i campi di calcio grazie al Piacenza che, nel giro di due stagioni, porta dalla c1 alla B. Chiude la Carriera alla Carrarese nel 1992.

 

Appesi gli scarpini al chiodo inizia ad allenare la Primavera del Piacenza nel 1996 arrivando alla prima squadra nel 1999/2000 insieme a Daniele Bernazzani a seguito dell'esonero di Luigi Simoni. All'esperienza sulla panchina del Piacenza seguono: Pro Vercelli, Rodengo Saiano, Pergocrema, Ivrea e nuovamente Rodengo.

Nel luglio del 2010 ritorna a Vercelli per allenare la Pro Belvedere Vercelli ( poi rinominata F.C. Pro Vercelli 1892) e nel giro di due anni porta la squadra dalla Serie D alla Prima Divisione, grazie al ripescaggio, e alla Serie B vincendo i playoff contro Taranto e Carpi.

Esonerato dalla Pro nel 2012 per far posto a Camolese, viene richiamato dalle Bianche Casacche pochi mesi dopo ma non riesce ad evitare la retrocessione della sua Pro.

 

Negli anni successivi allena ancora sulle panchine di Carrarese, Lumezzane, Savona, Biellese e Città di Cossato.

La Stampa, 30 maggio 2000

Così Roberto Eynard de "La Stampa" presentava 24 anni fa l'arrivo di Ciccio sulla panchina della Pro.

 "La ricetta dell'Omone dai capelli riccioluti è fatta di ingredienti semplici,  come del resto è il nocciolo del calcio: Maurizio Braghin, quarantunenne neo mister della Pro, a differenza di molti tra i suoi predecessori promette poche cose ma sostanziose: lavoro, lavoro e ancora lavoro, sudore, sudore e poi ancora sudore. Il tutto spizzicato da una bella manciata di chiarezza e semplicità. A sentirlo ci sembra di tornare indietro di qualche stagione, esattamente all'anno della sua venuta da calciatore qui a Vercelli: allora il timone del comando era affidato a Sergio Caligaris, l'ultimo mister vincente della Pro. E anche lui, ne più né meno, aveva pronunciato le due fatidiche parole «lavoro e sudore», senza infarcirle di orpelli e proclami di grandeur come in tanti hanno fatto in questi anni di delusioni. «Non voglio promettere nulla, perchè non è giusto farlo debutta Maurizio -. Le uniche cose certe sono il lavoro e la chiarezza nei rapporti. Perchè a tutti i giocatori della Pro chiederò sacrifici ed abnegazione». Braghin, lei è al suo esordio in C2 come allenatore, ma l'esperienza del dopo Simoni a Piacenza indubbiamente le ha insegnato molte cose... «Piacenza per me è una piazza particolare: con questa società ho un rapporto speciale perchè per sei anni ho guidato prima gli Allievi e poi la Primavera. Quindi ho avuto l'opportunità di diventare il secondo di Simone e poi di subentrargli alla guida della formazione maggiore. Anche se la stagione si è conclusa con la retrocessione in B è stata un'espe�rienza molto proficua e intensa». Poi le è arrivata questa proposta della Pro.. «Che ho accettato con grande entusiasmo. Lavorerò con gente che conosco da un sacco di anni (Sandro Turotti in particolare n.d.r.) e con hi quale ho un ottimo rapporto. Inoltre la società ha dei programma interessanti e voglia di fare bene. Visto che mi è stata offerta questa opportunità ho accettato subito, anche perchè la Pro nel panorama della C riveste un ruolo di primo piano con la sua storia centenaria». Lei si immerge per la prima volta nel mare della C2... «Però è un campionato che conosco. Quest'anno ho visto un sacco di partite: ad esempio dello Spezia, squadra attrezzata per la C1, oppure di Pro Patria, Rondinella, Pro Sesto. E della Pro che quasi ogni settimana vedevo all'opera su Quartarete». Che idea si è fatto? «Di un torneo in cui l'agonismo riveste grande importanza» Che modulo adotterà? «La solita zona 4-4-2. Ma potrà essere modificala a secondo delle caratteristiche dei giocatori. Per il momento è ancora presto per parlarne. Ho appena firmalo il contratto e quindi bisogna ancora stabilire le linee strategiche. Cosa che faremo nei prossimi giorni». Lei ha chiuso la sua carriera di giocatore come leader della Pro, sarà Fogli il Braghin della sua Pro? «E' un bravissimo giocatore che conosco da molto tempo. La sua esperienza sarà molto utile». Il presidente parla di una Pro con molti giovani... «E io mi auguro che ci siano, specie se sono ambiziosi e hanno qualità per emergere». Braghin che cosa prometi»; al suo nuovo popolo? «Tanta serietà e lavoro». Maurizio Braghin, nuovo mister della Pro".

  Anno   Serie       Presenze        Reti    
1992/93 C.N.D. 31 9
    1992/93    Coppa Italia 1 1
     TOTALE        32 10

30 agosto 2012: arriva il "Tir"

Poco meno di 12 anni fa Simone Tiribocchi, bomber storico di squadre importanti come Atalanta e Torino, accettava la sfida di diventare l'attaccante di riferimento della Pro rinunciando a piazze importanti (come l'Udinese, seria pretendente fino all'ultimo) pur di scendere in Serie B ed indossare la Bianca Casacca. Il giorno dopo Il Tir la presentazione ufficiale in via Massaua, l'Eco di Bergamo riprende la notizia e pubblica una intervista al neo bomber della Pro.

 

"È stato ufficialmente presentato giovedì 30 agosto dalla Pro Vercelli Simone Tiribocchi. L'ex bomber dell'Atalanta ha firmato un contratto biennale. «Sono felice di questa scelta - ha commentato -. La Pro mi ha cercato da tempo e io ho voluto fortemente la Pro Vercelli. È chiaro che sono stato lusingato dell'interessamento dell'Udinese, ma la mia prima scelta è sempra stata quella della Pro».

Tiribocchi ha subito raggiunto i compagni anche se, per un problema fisico, inizierà ad allenarsi da martedì. Il «Tir» ha dunque salutato Bergamo. Approdato in nerazzurro nel 2009, con la maglia dell'Atalanta il 34enne attaccante ha disputato 83 partite segnando 27 gol.
L'ultimo rombo del Tir ha il suono morbido di una carezza a Bergamo e all'Atalanta. Ieri firma e primo assaggio di Pro Vercelli. Ma dentro il nerazzurro non si cancella.

Tiribocchi, dopo tre anni lascia l'Atalanta. Sensazioni?
«Tre anni indimenticabili, come da nessun'altra parte. Certe cose le senti a pelle. È stata una scelta dura, sofferta, ma dovevo farla per forza. Giocare a calcio è bello, ma bisogna viverlo. Ho trovato la Pro Vercelli che più di tutti mi ha voluto e andrò a giocare».

Ha prevalso la voglia di essere ancora protagonista?
«Ha prevalso l'attaccante che è in me, l'istinto di andare a rimettersi in gioco. Io sono uno che non si accontenta, voglio il meglio e se in questo momento il meglio è la Pro Vercelli, ben venga. Io mi sento bene, pronto, ci dovevo provare. Ma non dimenticherò mai quello che mi ha dato Bergamo e l'Atalanta».

Siamo ai saluti?
«Ai ringraziamenti. Ringrazio tutti, dall'ultimo al primo, cioè al presidente Percassi. Ma ringrazio tutta la gente di Bergamo. Ho vissuto Bergamo come se fosse veramente casa mia».

A proposito, ma la casa che ha comprato a due passi dal centro?
«Quella la tengo. Anzi, vi dirò di più: stiamo pensando di fare avanti e indietro per continuare a goderci la città. Vercelli in fondo è a un'ora di macchina».

Cosa le mancherà di più?
«I tanti amici che avevo a Bergamo. Loro sanno chi sono, non c'è bisogno di nominarli. Mi mancheranno i compagni di squadra che erano prima di tutto amici e nel calcio è sempre difficile trovare degli amici».

Marilungo, Peluso... e chi altri?
«Anche Raimondi, con cui avevo un rapporto eccezionale. Poi con Guido e Federico è nata veramente una bella amicizia. So quello che hanno fatto per me, quello che ho fatto io per loro, ma è stato tutto naturale. Gli voglio bene e per loro ci sarò sempre».

Lei verrà ricordato anche per essere stato un uomo spogliatoio importante, oltre che per i suoi gol. Ma di questi, 27 in campionato e uno in coppa Italia, qual è il gol da mettere in copertina nel giorno dei saluti?
«Il più bello è stato alla Fiorentina, ma per importanza direi la doppietta al Portogruaro nel giorno della promozione in serie A. Il gol però che più mi rappresenta, che più sento mio è quello all'ultimo minuto con il Torino, entrando dalla panchina, sotto la curva: un gol alla Tiribocchi".

Locandina 1978: la Pro di scena a Udine

Qui di fianco una rara ma bellissima locandina di un Udinese-Pro Vercelli del maggio 1978. Negli anni '70 in Italia era la normalità, soprattutto nelle città medio piccole d'Italia, chiamare a raccolta i tifosi della squadra di casa con delle locandine ad hoc che presentavano la partita del pomeriggio con orario di apertura dei cancelli, orario del match e con i prezzi dei biglietti.

Quello che in locandina viene indicato con il nome di Stadio Comunale in località Rizzi corrisponde all'attuale Stadio Friuli, campo in cui ancora oggi l'Udinese gioca le sue gare casalinghe: costruito per volontà del sindaco Angelo Candolini e inaugurato nel 1976 (dopo che il comune di Udine lo aveva acquistato dalla famiglia Rizzi che possedeva il terreno su cui sorgeva l'impianto) lo stadio venne progettato dagli architetti Giuliano Parmegiani e Lorenzo Giacomuzzi Moore che nel concepirlo si ispirarono all'Olimpia Stadion di Monaco di Baviera e per questo motivo realizzarono il campo a terrapieno, in una conca al di sotto del terreno onde ridurre l'impatto della struttura sull'ambiente circostante.

 

Nel campionato 1977/78 la marcia di Udinese e Pro Vercelli nel campionato di Serie C girone A è quanto mai differente: i friulani stanno infatti dominando quello che a conti fatti  è l'ultimo campionato di Serie C della loro storia fino ad oggi. La Pro invece è in piena lotta salvezza e il 28 maggio scende in campo a Udine alla ricerca di punti che le diano la matematica certezza della permanenza in C.

 

 

 

Udine 28/5/1978

Stadio dei Rizzi

Udinese - Pro Vercelli=2-0

UDINESE: Della Corna, Bonora, Fanesi, Leonarduzzi, Apostoli, Riva, De Bernardi, Gustinetti, Pellegrini, Bencina,

Ulivieri. All. Giacomini.

PRO VERCELLI: Castellazzi, Balocco, Sadocco, Magrini, Merli, Tarchetti, Roda, Scandroglio, Donà, Crotti,

Maruzzo. All. Facchini.

Arbitro: Armienti di Bologna.

RETI: 16' De Bernardi (U), 85' Ulivieri (U).

 

Stampa Sera del 29 maggio 1978

Sciarpa ufficiale anni '80

Negli anni '80 il merchandising ufficiale dei club inizia ad essere una realtà concreta. Da tempo in molti stadi d'Italia circola il materiale delle "bancarelle" e così anche le società decidono di tenersi al passo iniziando a produrre materiale ufficiale e vendedolo direttamente ai tifosi più fedeli.

In basso ecco una sciarpa ufficiale degli anni '80 che i tifosi della Pro potevano acquistare presso la sede del Club in via Massaua.

La storia leggendaria della Pro Vercelli

Video di youtube dedicato alla Pro Vercelli: dodici minuti di storia illustrata con foto della grande Pro dei 7 scudetti.

La partita del centenario, 30 maggio 1992

Il 1992 è un anno speciale nella storia di Vercelli e della sua Pro: le Bianche Casacche festeggiano infatti i loro primi 100 anni con una serie di eventi, partite e riconoscimenti che rendono onore alla mitica storia del club di via Massaua. Unica nota negativa della stagione 1992/92 è un campionato non all'altezza delle aspettative sia per la categoria giocata (l'Interregionale), sia per il posizionamento finale in classifica che vede le Bianche Casacche arrivare quinta a quattro punti dal Corsico.

 

In occasione del proprio "tondo" compleanno il club fa realizzare un manifesto molto azzeccato, capace di evocare l'essenza della società e di rispettarne la storia ma anche di richiamare il territorio di riferimento della città e dei sui dintorni.

 

Nella parte superiore il manifesto riporta il nome della squadra con il relativo stemma; in basso la dicitura "1892-1992 cento anni di sport" mentre al centro spicca un giocatore intento a controllare un pallone tra le risaie, paesaggio tipico della terra bicciolana, che cambia e di molto a seconda delle stagioni ma che tra marzo e aprile offre ai visitatori, in concomitanza con l'allagamento delle risaie, il suo volto più bello e interessante.

 

Il vero compleanno della Pro cade nell'ultima parte dell'anno ma a maggio c'è un bell'antipasto quando al Robbiano arriva per una amichevole la Juventus di Trapattoni, squadra di tutto rispetto che in quegli anni vince meno del solito in Italia visto che il campionato di Serie A è monopolizzato dal Milan di Berlusconi e Capello.

 

Vercelli 30/5/1992

Stadio Leonida Robbiano

Pro Vercelli - Juventus=2-2

PRO VERCELLI: Cat Berro, Tasca, Cattin, Bellingeri, Piagni, Marabotto, Tiengo, Bollini, Salono, Burgato, Alloni.

All. Tonelli.

JUVENTUS: Marchioro, Siroti, Marocchi, De Agostini, Torricelli, Julio Cesar, Alessio, Conte, Giampaolo, Di Muri, Di Canio.

All. Trapattoni.

Arbitro: Calcagno.

RETI: 75' Bochicchio (P), 80' De Agostini (J), 87' Sandri (P), 90' Lenta (J).

 

La Stampa 31 maggio 1992

Il giorno dopo la gara Piermario Ferraro racconta la partita per i lettori de "La Stampa": "Clamoroso al Cibali, «gracchiava» la calda voce di Ciotti. Chissà cosa avrebbe sussurrato «the voice» in occasione dell'incredibile pareggio (2-2) conquistato ieri sera dalla Pro nell'amichevole di lusso contro la Juventus. Solo a tempo scaduto Lenta, uno dei tanti giovani gettati nella mischia da Trapattoni, ha salvato l'onore juventino realizzando, in mischia, il punto del pareggio. Piove, ma il fascino della «Fidanzata d'Italia» non può essere messo a repentaglio nemmeno da un ciclone: cosi, muniti d'ombrello, rigorosamente bianconero per essere «in tono» oltre duemila aficionados, per lo più le «giovani» leve del tifo juventino, hanno gremito gli spalti del «Robbiano» sin dall'apertura dei cancelli. Chi si aspettava una Juventus modello «Coppa Italia con il Milan» è andato, parzialmente, deluso: «codino» Baggio e le sue punizioni telecomandate, i tackle del Kohler mundial non si sostituiscono facilmente. Tuttavia non sono mancati spunti interessanti tali da giustificare il prezzo del biglietto. Ecco allora Julio Cesar, «roccia brasiliana», calamitare l'attenzione con un paio di «piazzati» di rara potenza che l'hanno reso famoso: buona l'intenzione, non altrettanto la mira ma è comprensibile: siamo a fine stagione e gli eroi iniziano ad essere stanchi. Le emozioni vengono centellinate col contagocce, quasi un controsenso visto l'autentico diluvio che si è scatenato sul «Robbiano». Per la verità, il pubblico trova ugualmente modo per esaltarsi ad una prodezza dell'ex laziale Di Canio o un siluro di Alessio a lato d'un soffio. E mentre le stelle bianconere stanno a guardare la Pro di Tonelli fa la sua onesta figura, anzi, qualcosina in più. Non a caso il popolo bicciolano, dimentico per un momento della sua fede juventina, ha trovato il modo d'incitare i propri beniamini ed il tecnico ligure alla sua ultima apparizione in panchina. Forse pungolati dal Trapattoni che come si sa non vuole perdere nemmeno nelle partitelle in famiglia, l'undici bianconero nella ripresa dà l'impressione di voler dare un giro di vite al proprio gioco. Ma Cat Berrò contro i suoi ex compagni si esalta: gli errori degli avanti bianconeri fanno il resto. Negli ultimi 15' il match s'infiamma: 75' Bochiccio sfrutta Un errore di Marchioro e realizza l'1-O. Pronta reazione bianconera e De Agostini fa 1-1. A 3' dal termine Sandri con freddezza infila il 2-1. Sembra fatta ma al 92', in pieno recupero, la Juve piazza la zampata dell'orgoglio con Lenta che finalizza una confusa azione nell'area di rigore bianca: 2-2 per la gioia di tutti, anche dell'arcivescovo monsignor Bertone, fan della Vecchia Signora, presente in una tribuna d'onore stracolma di vip".

 

Ai più attenti non sarà sfuggito il nome di Moreno Torricelli nelle file della Vecchia Signora;  Torricelli gioca infatti in quel giorno la sua prima partita in bianconero ma dietro questa sua prima apparizione c'è un aneddoto riportato anche nel "Grande libro della Pro Vercelli" di Tacchini, Sala e Casalino. " Torricelli, in prova, avrebbe dovuto vestire la maglia bianca, ma all'ultimo momento il ds Roncarolo devia dal suo percorso e lo porta al ristorante San Rocco di Asigliano, dove i bianconeri stanno trascorrendo le ultime ore  della vigilia della partita. E' proprio in quel frangente che il difensore comasco conosce il Trap che lo utilizzerà nella sua squadra, priva di alcuni elementi infortunati o impegnati nelle rispettive naazionali, anche nelle successive amichevoli di fine stagione. Sarà la sua grande fortuna: arriverà a conquistare il titolo di Campione d'Europa con i bianconeri".

 

L'alba del football

L'alba del football è una simpatica rubrica sul calcio di una volta brillantemente condotta da Roberto Mercadini; uno dei capitoli di questa rassegna è dedicato alla gloriosa Pro e in questo spazio Mercadini spiega come per certi versi il calcio italiano sia cambiato/finito nel 1935, anno della prima, storica, retrocessione in Serie B delle Bianche Casacche. Qui di seguito il video dedicato alla Pro.

Storie di Pro all'Hotel Savoia

Entrata dell'Intesa San Paolo, un tempo Albergo Savoia gestito da Ferraris II

Se si fa una ricerca tra gli hotel in attività in città a Vercelli non compare più, e da molti anni, lo storico albergo Savoia gestito per anni da Pietro Ferraris II e dalla sua famiglia.

L'albergo si trovava all'angolo tra viale Garibaldi e via Mandelli dove oggi sorge  l'Istituto del gruppo  Intesa-San Paolo: l'edificio venne costruito tra il 1926 e il 1930 (su progetto del geometra Tassinari, nacque con 44 camere e divenne da subito il principale albergo cittadino) sulle ceneri della trattoria della Fontana, locale che al momento della chiusura aveva più di cinquant'anni di vita. Negli anni molti furono i personaggi famosi ospitati dall'albergo Savoia come gli attori di teatro Isa Bluette e Nuto Navarrini mentre dagli anni '50 venne usato da molti artisti, da società sportive di passaggio a Vercelli e dalla stessa Pro che lo utilizzava per i ritiri in vista delle partite casalinghe.

Per molti anni la storia della Pro Vercelli venne scritta non solo sui campi da gioco, ma anche nei corridoi dove le Bianche Casacche trascorrevano le ore precedenti le gare casalinghe come ben riportato da Franco Balocco (presidente della Associazione Veterani Pro Vercelli) nel libro di Bruno Casalino e Riccardo Rivellino, Se sei scudetti vi sembran pochi.

 

Nelle parole di Balocco emerge un bel ricordo di Pietro Ferraris e della sua famiglia: " Ho conosciuto Pietro Ferraris all'inizio degli anni settanta. Allora ero un giovane calciatore del settore giovanile della Pro Vercelli da poco entrato in prima squadra. Erano gli anni della famosa monetina di Torino, poi sfociati in diversi campionati di C sotto l'egida dell'onorevole Arnaud prima e dell'imprenditore Baratto poi.

In quegli anni, quando si giocavano le partite interne, la squadra veniva portata in ritiro il sabato, vigilia della gara, all'Albergo Savoia, di viale Garibaldi, gestito proprio da Pietro Ferraris e dalla sua famiglia. Ferraris mi prese subito in simpatia. Forse perchè ero il più giovane calciatore della squadra. Ma non mi dispensò mai consigli riferiti al calcio. Del resto io non avevo piena contezza di quale campione fosse stato, della sua grandezza sportiva. Rimasi colpito soprattutto dalla sua gentilezza, dal suo garbo e dalla sua professionalità. Non sono certo io che devo esaltare quelle che sono state le sue qualità calcistiche che l'han visto crescere nella Veloces, per poi trasferirsi alla Pro Vercelli e quindi conquistare i grandi palcoscenici nazionali e internazionali con Napoli, Ambrosiana Inter, Torino e soprattutto Nazionale italiana e la conquista della Coppa Rimet nel 1938, fino alla conclusione della sua carriera a Novara... Ferraris mi aveva preso in simpatia. Così con altri tre miei compagni di squadra, in una serata al sabato prima di una partita,  ci fece visitare la cantina dell'albergo ed ebbe il merito di farci accostare ai suoi tesori, a quel nettare li custodito: dei Barbera e dei Barolo che erano uno spettacolo, la fine del mondo".

 

La stele della memoria

In un giorno di settembre del 2018, a cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale, i giornali uscivano con la notizia che la stele commemorativa dei Caduti della Pro Vercelli nella prima guerra mondiale sarebbe stata finalmente restaurata con l'autorizzazione della Sovrintedenza e con il patrocinio di Confartigianato Imprese Piemonte Orientale. Il lavoro venne eseguito dalla restauratrice Silvana Bramante di Fara Novarese e oltre al restauro venne anche aggiunta una nuova targa con la lista dei nomi di tutti i caduti della Pro Vercelli che prima non erano citati uno ad uno ma che fu possibile ricostruire con un abile lavoro di ricerca sui giornali dell'epoca.

Il 13 aprile 2019 la stele restaurata è stata inaugurata una seconda volta a margine della gara tra Pro Vercelli e Lucchese valida per la trentacinquesima giornata del campionato di Lega Pro: presenti alla cerimonia ospiti, autorità e rappresentanze delle Associazioni d'arma cittadine.

Oggi la stele fa bella mostra di sè all'interno dello Stadio Silvio Piola, lungo il muro perimetrale proprio a fianco all'entrata della tribuna; in origine il monumento fu creato dallo scultore e architetto vercellese Luigi Gariboldi che diede vita ad un basamento di granito con in cima una stele composta dallo stesso materiale. Sul basamento venne posta una targa in bronzo con la scritta: "LA U.S.PRO VERCELLI AI SUOI SOCI CADUTI PER IL SANTO IDEALE DELLA PATRIA". L'opera venne inaugurata il 4 novembre del 1921, in quello che all'epoca era lo stadio della Pro sito in piazza Conte di Torino (presso l'attuale piazza Camana) e venne poi traslata nel nuovo stadio vercellese dopo l'inaugurazione del nuovo impianto nel 1932.

Questi i nomi dei giocatori della Pro caduti in guerra appaiono sul monumento a fianco alla tribuna dello Stadio Silvio Piola: Giuseppe Garrone, Eugenio Garrone, Emilio Ivaldi, Riccardo Restagno, Umberto Spinoglio, Enrico Salvaneschi, Michele Bossola, Felice Milano, Ugo Bemporard, Riccardo Celoria, Arialdo Leonetti, Riccardo Restano, Mario Pirolini, Ermanno Rossi, Edmondo Rueff.

 

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