E' un campionato di vertice quello della Pro Vercelli stagione 1989/90. La primavera però porta un periodo di flessione per le bianche casacche cosicchè la gara contro la Pro Livorno arriva come partita da dentro o fuori per quanto riguarda le possibilità di promozione in serie C1. Al 10' dal triplice fischio è Romairone a togliere le castagne dal fuoco per i bicciolani e così le speranze di promozione possono ancora essere coltivate. Il mattino dopo il giornalista di Stampa Sera Francesco Leale racconta ai lettori la gara del Robbiano: " Con un gol di Romairone, la Pro Vercelli è tornata al successo dopo due mesi e mezzo. I bianchi, che non vincevano dal 30 dicembre dello scorso anno (1 a 0 sulla Sarzanese), hanno superato la Pro Livorno con il minimo scarto. L'unico gol dell'incontro è arrivato a dieci minuti dalla fine: un tiro di Rastello è rimbalzato su Barsotti e Romairone ha messo nel sacco in spaccata. Con questa vittoria la Pro riaggancia il terzo posto e riaccende, se non altro, una fiammella di speranza per la promozione in C1. Per la storia calcistica, vercellesi e livornesi si erano affrontati al Robbiano solo una volta, prima di ieri, 32 anni fa.
La Pro Vercelli, determinatissima, si è trovata di fronte una squadra in grande panico per i problemi finanziari che stanno travagliando la società livornese. I bianchi sono partiti a razzo, ma il primo pericolo lo ha corso Graziani, al 10', su incursione di Chiarentini. Scampato il pericolo, la Pro si è riversata verso l'area di Paleari, che ha avuto un gran daffare per sventare ripetute minacce portate da Murgita e Romairone. Al 28' Ferla è stato atterrato in area, ma l'area ha fatto segno di proseguire; prima che il tempo si concludesse, Graziani ha ancora avuto modo di mettersi in luce su Palagi (33').
Sorretta da uno splendido Bellopede, la Pro ha accelerato nella ripresa. Prima di mettere a segno il gol decisivo ha centrato due pali: al 52' con Bellatorre e al 73' con Barsotti che ha mandato la palla sulla traversa per anticipare Romairone".
Vercelli 18/3/1990
Stadio Leonida Robbiano
PRO VERCELLI: Graziani, Sora, Barbui, Lubbia, Bellopede, Rastello, Finozzi, Bellatorre, Murgita, Ferla, Romairone.
PRO LIVORNO: Paleari, Garfaglini, Barsotti, Peragine, Fratta, Benedetti, Barozzi, Paggini, Palagi, Ottanelli, Chiarentini.
Arbitro: Marchese.
Rete: 80' Romairone (PVC).
Lingua: italiano.
Torino, città di primati, mai sufficientemente ostentati, ne possiede davvero di tutti i generi: qui è stata fatta l’Italia e ne siamo stati la prima capitale, è stato condotto il primo esperimento nazionale di volo, in piazza d'Armi, è stata occupata la prima università, nel 1967, gli operai hanno dato vita alla prima rivolta storica, quella di Piazza dello Statuto nel 1962, abbiamo il Museo egizio più grande del mondo, dopo quello del Cairo, è stato inventato il cinema, la radio, la scuola serale per gli operai, il salone del libro, quello del gusto, della cioccolata, la moda, la grande industria automobilistica, il primo nucleo storico delle Brigate Rosse, il primo grande processo alle stesse BR ed il tifo organizzato. Correva l’anno 1951, era l’epoca dei Fedelissimi, il primo club organizzatosi all’interno di uno stadio italiano. Dopo di loro ne vennero tanti altri e dopo gli Ultras, primo gruppo italiano ad adottare questa denominazione, ne vennero ancora di più. È di questo che nel libro si parla, di una curva, la Maratona, prima ancora che di una squadra di calcio, il Toro ed una città, Torino. La sua città....
Luca Ghirighelli, La nostra storia è già leggenda, ed. Urbone publishing, 728 pag., 2022.
Anni d'uso: stagione 2000/01
Marca: Errea (Italia)
Presidente del periodo: Bartolomeo Prunelli (1999-2002), in panchina siede Maurizio Braghin (2000/02).
Note storiche: quarto posto nel girone A della Serie C2.
Note: per il quinto anno consecutivo la maglia da trasferta è nera e probabilmente, ad eccezione della classica maglia da trasferta rossa, questa versionela più bella maglia "away" della Pro Vercelli. Lo stemma in rilievo risalta sulla casacca nera ed è decisivo per determinare l'efficacia a livello visivo. Molto bello anche il colletto che unito alla validità del tessuto fa rimpiangere molto la qualità di quei tempi. Questa maglia è appartenuta a Giampaolo Motta, giocatore e capitano delle bianche casacche dal 1996 al 2002.
Sono passati ormai 93 anni dal fatidico 18 settembre 1932, giorno in cui la Pro Vercelli giocò la sua prima gara nel nuovo stadio "Comunale" costruito per sopperire alle ormai palesi carenze del "Campo Conte di Torino" situato nel terreno immediatamente attaccato al nuovo impianto quello, per intenderci, dove la grande Pro aveva conquistato i suoi sette scudetti.
I lavori di costruzione del nuovo campo erano durati poco più di un anno, dal luglio del 1930 alla primavera del 1932 con un rallentamento solo all'inizio del 1931 per mancanza di fondi, poi trovati dal Comune in seguito alla ristrutturazione e alla vendita dei lotti del rione "Furia" avvenuta proprio in quegli anni; per l'epoca lo stadio poteva considerarsi di moderna concezione perchè costruito per essere un impianto polisportivo e adatto ad ospitare più attività grazie a due piste di atletica in carbonella rispettivamente da 400 metri e rettilinea.
Terminati i lavori non fu programmata una inaugurazione vera e propria, così il battesimo ufficiale del nuovo campo coincise con la prima gara di campionato della stagione 1932/33, gara che vedeva le bianche casacche impegnate contro la neo promossa Palermo.
Vercelli 18/9/1932
Stadio "Comunale"
U.S. Pro Vercelli-Palermo=2-0
U.S. PRO VERCELLI: Scansetti, Zanello, Dellarole, Depetrini, Ardissone, Ferraris I, Santagostino, Casalino, Degara, Piola, Pretti. All. Guido Ara e Giuseppe Parodi.
PALERMO: Valeriani, Paolini, Ziroli, Piantoni, Santillo, Gambino, Radice, Chiecchi, Scarone, Blasevich. All. Feldmann (Ungheria).
Arbitro: Bertoli di Vicenza.
RETI: 50' Depetrini, 57' Degara.
Al termine di quella stagione, precisamente l'11 luglio, il podestà di Vercelli (oggi lo chiameremmo sindaco), ricevette l'autorizzazione del ministro dell'interno ad intitolare il nuovo stadio a Leonida Robbiano, asso vercellese dell'aviazione scomparso sulle rive del Gange pochi mesi prima.
Henry Lloyd, Paul and Shark, Lyle and Scott, Berghaus, Gabicci, Ralph Lauren, Henry Cotton, Fred Perry, Fred Perry e tante e tante altre marche sono certamente famose nel mondo della moda giovanile in tutta Europa a partire dagli anni '80 in poi, ma conosciutissime anche nel mondo delle curve prima nella turbolenta Inghilterra di Margaret Thatcher, poi in tutto il vecchio continente.
Queste marche, scelte dai ragazzi inglesi più di 50 anni fa, accompagnarono la nascita di un movimento subculturale capace di nascere al nord della Gran Bretagna in città come Liverpool, Manchester e Aberedeen e di spostarsi ben presto in altre europee; lo stile prese piede nelle famigerate terraces d'oltremanica, quelle curve continuamente alla ribalta della cronaca per i fatti di violenza che si verificavano ogni fine settimana e che avevano come protagonisiti i terribili hooligans, teste rasate (skin head) ma anche "mod" sempre pronti a cercare lo scontro con la polizia e/o i tifosi avversari.
Dietro la nascita della sottocultura casual c'era anzitutto la necessità di uniformarsi perchè i ragazzi di stadio avevavo bisogno di non essere identificati troppo facilmente dalla polizia (che procedeva spesso ad arresti a campione tra chi indossava i colori della propria squadra), di mischiarsi ai tifosi normali e di poter così muoversi liberamente sia allo stadio, sia nel tragitto per raggiungerlo (senza nessuna scorta): ecco che il fenomeno casual da semplice e necessario modo di vestire diventò presto una vera e propria sottocultura i cui due capisaldi erano l'abbigliamento e l"azione" allo stadio.
Nel corso degli anni le marche citate in apertura di articolo si avvicendarono nelle preferenze dei casual fermo restando il posto d'onore che la fantasia a "quadretti" legata a Burberry e Aquascutum ha sempre avuto e continua ad avere insieme a capi iconici come Stone Island, C.P. Company e Barbour anche se gradualmente si conquistano spazio marchi italiani meno costosi ma comunque iconici come Si nascondono tra la classe operaia quindi le firme meno costose sono ricorrenti. Su tutte le italiane Fila, Sergio Tacchini ed Ellesse oltre a Puma e Adidas. Da non dimenticare il ruolo delle scarpe, quasi sempre sneaker e assolutamente come le Adidas Stan Smith, le Diadora Ed Moses, Borg Elite, Lacoste e poche altre.
La seconda ondata casual iniziò nei primi anni ‘90 diffondendosi in tutta Europa, in nazioni come Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania ed è a partire dalla fine degli anni '90 che questo fenomeno approdò anche in paesi storicamente dominati fino a quel momento dallo stile e dalla cultura ultras come Italia, Croazia, Serbia, Grecia e Spagna.
Per quanto riguarda l'Italia il Casual vanta già una tradizione più che trentennale grazie a curve con uno stile "british" (su tutte Verona e Lazio) ormai accettata e ripresa dalle tifoserie di tutto lo stivale.
Ad oggi in questi ultimi paesi si assiste a uno strano connubio tra le sottoculture ultras e casual: molti gruppi pur mantenendo gli striscioni, uno dei simboli del movimento ultras, adottano un look e un modo di agire propriamente casual, come evitare la scorta e usare i mezzi propri per recarsi in trasferta.
A tal proposito riporta Wikipedia: "
"Il movimento casual si diffuse nelle curve italiane a cavallo tra la fine degli anni '90 e gli inizi del nuovo millennio (a parte la già citata eccezione riguardante la tifoseria veronese che si può inquadrare nella seconda ondata casual). I principali centri di sviluppo furono Verona e le grandi città, Roma e Milano per prime, seguite poi da Torino, Firenze ed altre città che militano in serie minori in Lombardia, Triveneto e Sud Italia (in particolare Chieti). Ultimamente il fenomeno casual è dilagato in tutta la realtà calcistica italiana, e gruppi d'ispirazione casual si possono trovare in tutta la penisola e nelle isole, anche se sono soprattutto presenti nel Settentrione del paese.
Bisogna specificare però una peculiarità del "movimento casual italiano", contraddistinto nella maggior parte dei casi da una sorta di mix tra il classico stile ultras italiano e quello casual d'oltremanica. Non è raro affatto trovare striscioni (o cosiddette "pezze") dietro il quale si trovano ragazzi vestiti appunto nel classico stile casual, creando quindi una sorta di punto di incontro tra le due sottoculture".
Stadio10 Silvio Piola 10/6/201210 giugn