Copertina Aprile

La partita del centenario, 30 maggio 1992

Il 1992 è un anno speciale nella storia di Vercelli e della sua Pro: le Bianche Casacche festeggiano infatti i loro primi 100 anni con una serie di eventi, partite e riconoscimenti che rendono onore alla mitica storia del club di via Massaua. Unica nota negativa della stagione 1992/92 è un campionato non all'altezza delle aspettative sia per la categoria giocata (l'Interregionale), sia per il posizionamento finale in classifica che vede le Bianche Casacche arrivare quinta a quattro punti dal Corsico.

 

In occasione del proprio "tondo" compleanno il club fa realizzare un manifesto molto azzeccato, capace di evocare l'essenza della società e di rispettarne la storia ma anche di richiamare il territorio di riferimento della città e dei sui dintorni.

 

Nella parte superiore il manifesto riporta il nome della squadra con il relativo stemma; in basso la dicitura "1892-1992 cento anni di sport" mentre al centro spicca un giocatore intento a controllare un pallone tra le risaie, paesaggio tipico della terra bicciolana, che cambia e di molto a seconda delle stagioni ma che tra marzo e aprile offre ai visitatori, in concomitanza con l'allagamento delle risaie, il suo volto più bello e interessante.

 

Il vero compleanno della Pro cade nell'ultima parte dell'anno ma a maggio c'è un bell'antipasto quando al Robbiano arriva per una amichevole la Juventus di Trapattoni, squadra di tutto rispetto che in quegli anni vince meno del solito in Italia visto che il campionato di Serie A è monopolizzato dal Milan di Berlusconi e Capello.

 

Vercelli 30/5/1992

Stadio Leonida Robbiano

Pro Vercelli - Juventus=2-2

PRO VERCELLI: Cat Berro, Tasca, Cattin, Bellingeri, Piagni, Marabotto, Tiengo, Bollini, Salono, Burgato, Alloni.

All. Tonelli.

JUVENTUS: Marchioro, Siroti, Marocchi, De Agostini, Torricelli, Julio Cesar, Alessio, Conte, Giampaolo, Di Muri, Di Canio.

All. Trapattoni.

Arbitro: Calcagno.

RETI: 75' Bochicchio (P), 80' De Agostini (J), 87' Sandri (P), 90' Lenta (J).

 

La Stampa 31 maggio 1992

Il giorno dopo la gara Piermario Ferraro racconta la partita per i lettori de "La Stampa": "Clamoroso al Cibali, «gracchiava» la calda voce di Ciotti. Chissà cosa avrebbe sussurrato «the voice» in occasione dell'incredibile pareggio (2-2) conquistato ieri sera dalla Pro nell'amichevole di lusso contro la Juventus. Solo a tempo scaduto Lenta, uno dei tanti giovani gettati nella mischia da Trapattoni, ha salvato l'onore juventino realizzando, in mischia, il punto del pareggio. Piove, ma il fascino della «Fidanzata d'Italia» non può essere messo a repentaglio nemmeno da un ciclone: cosi, muniti d'ombrello, rigorosamente bianconero per essere «in tono» oltre duemila aficionados, per lo più le «giovani» leve del tifo juventino, hanno gremito gli spalti del «Robbiano» sin dall'apertura dei cancelli. Chi si aspettava una Juventus modello «Coppa Italia con il Milan» è andato, parzialmente, deluso: «codino» Baggio e le sue punizioni telecomandate, i tackle del Kohler mundial non si sostituiscono facilmente. Tuttavia non sono mancati spunti interessanti tali da giustificare il prezzo del biglietto. Ecco allora Julio Cesar, «roccia brasiliana», calamitare l'attenzione con un paio di «piazzati» di rara potenza che l'hanno reso famoso: buona l'intenzione, non altrettanto la mira ma è comprensibile: siamo a fine stagione e gli eroi iniziano ad essere stanchi. Le emozioni vengono centellinate col contagocce, quasi un controsenso visto l'autentico diluvio che si è scatenato sul «Robbiano». Per la verità, il pubblico trova ugualmente modo per esaltarsi ad una prodezza dell'ex laziale Di Canio o un siluro di Alessio a lato d'un soffio. E mentre le stelle bianconere stanno a guardare la Pro di Tonelli fa la sua onesta figura, anzi, qualcosina in più. Non a caso il popolo bicciolano, dimentico per un momento della sua fede juventina, ha trovato il modo d'incitare i propri beniamini ed il tecnico ligure alla sua ultima apparizione in panchina. Forse pungolati dal Trapattoni che come si sa non vuole perdere nemmeno nelle partitelle in famiglia, l'undici bianconero nella ripresa dà l'impressione di voler dare un giro di vite al proprio gioco. Ma Cat Berrò contro i suoi ex compagni si esalta: gli errori degli avanti bianconeri fanno il resto. Negli ultimi 15' il match s'infiamma: 75' Bochiccio sfrutta Un errore di Marchioro e realizza l'1-O. Pronta reazione bianconera e De Agostini fa 1-1. A 3' dal termine Sandri con freddezza infila il 2-1. Sembra fatta ma al 92', in pieno recupero, la Juve piazza la zampata dell'orgoglio con Lenta che finalizza una confusa azione nell'area di rigore bianca: 2-2 per la gioia di tutti, anche dell'arcivescovo monsignor Bertone, fan della Vecchia Signora, presente in una tribuna d'onore stracolma di vip".

 

Ai più attenti non sarà sfuggito il nome di Moreno Torricelli nelle file della Vecchia Signora;  Torricelli gioca infatti in quel giorno la sua prima partita in bianconero ma dietro questa sua prima apparizione c'è un aneddoto riportato anche nel "Grande libro della Pro Vercelli" di Tacchini, Sala e Casalino. " Torricelli, in prova, avrebbe dovuto vestire la maglia bianca, ma all'ultimo momento il ds Roncarolo devia dal suo percorso e lo porta al ristorante San Rocco di Asigliano, dove i bianconeri stanno trascorrendo le ultime ore  della vigilia della partita. E' proprio in quel frangente che il difensore comasco conosce il Trap che lo utilizzerà nella sua squadra, priva di alcuni elementi infortunati o impegnati nelle rispettive naazionali, anche nelle successive amichevoli di fine stagione. Sarà la sua grande fortuna: arriverà a conquistare il titolo di Campione d'Europa con i bianconeri".

 

Storia del Campionato 1920/21

Il libro ripercorre la storia del campionato di calcio 1920/21, riportando i calendari, le classifiche dei vari gironi, molti tabellini delle partite e numerose foto; il campionato lo vinse la Pro Vercelli per la sesta volta , all' interno del libro sono riportati anche i tabellini di numerose amichevoli e le partite della Nazionale Italiana.

 

L'opera rappresenta un vero e proprio almanacco del calcio italiano ante litteram e nelle sue pagine il lettore può trovare tutte le gare disputate nei sei gironi preliminari e spesso anche i tabellini delle singole partite. Quell'anno il campionato prevedeva: vari gironi per nord e sud Italia cui seguivano delle finali interregionali a loro volta seguite da incontri di finale a carattere nazionale. Da questi incontri emersero Pro Vercelli e Pisa che si sfidarono nella finalissima di Torino in cui, dopo una gara tiratissima, prevalsero le Bianche Casacche.

 

 

 

Alfredo Corinti,  Storia del calcio / campionato 1921/22, Ed. Lulu, 258 pag., 2019.

L'alba del football

L'alba del football è una simpatica rubrica sul calcio di una volta brillantemente condotta da Roberto Mercadini; uno dei capitoli di questa rassegna è dedicato alla gloriosa Pro e in questo spazio Mercadini spiega come per certi versi il calcio italiano sia cambiato/finito nel 1935, anno della prima, storica, retrocessione in Serie B delle Bianche Casacche. Qui di seguito il video dedicato alla Pro.

Storie di Pro all'Hotel Savoia

Entrata dell'Intesa San Paolo, un tempo Albergo Savoia gestito da Ferraris II

Se si fa una ricerca tra gli hotel in attività in città a Vercelli non compare più, e da molti anni, lo storico albergo Savoia gestito per anni da Pietro Ferraris II e dalla sua famiglia.

L'albergo si trovava all'angolo tra viale Garibaldi e via Mandelli dove oggi sorge  l'Istituto del gruppo  Intesa-San Paolo: l'edificio venne costruito tra il 1926 e il 1930 (su progetto del geometra Tassinari, nacque con 44 camere e divenne da subito il principale albergo cittadino) sulle ceneri della trattoria della Fontana, locale che al momento della chiusura aveva più di cinquant'anni di vita. Negli anni molti furono i personaggi famosi ospitati dall'albergo Savoia come gli attori di teatro Isa Bluette e Nuto Navarrini mentre dagli anni '50 venne usato da molti artisti, da società sportive di passaggio a Vercelli e dalla stessa Pro che lo utilizzava per i ritiri in vista delle partite casalinghe.

Per molti anni la storia della Pro Vercelli venne scritta non solo sui campi da gioco, ma anche nei corridoi dove le Bianche Casacche trascorrevano le ore precedenti le gare casalinghe come ben riportato da Franco Balocco (presidente della Associazione Veterani Pro Vercelli) nel libro di Bruno Casalino e Riccardo Rivellino, Se sei scudetti vi sembran pochi.

 

Nelle parole di Balocco emerge un bel ricordo di Pietro Ferraris e della sua famiglia: " Ho conosciuto Pietro Ferraris all'inizio degli anni settanta. Allora ero un giovane calciatore del settore giovanile della Pro Vercelli da poco entrato in prima squadra. Erano gli anni della famosa monetina di Torino, poi sfociati in diversi campionati di C sotto l'egida dell'onorevole Arnaud prima e dell'imprenditore Baratto poi.

In quegli anni, quando si giocavano le partite interne, la squadra veniva portata in ritiro il sabato, vigilia della gara, all'Albergo Savoia, di viale Garibaldi, gestito proprio da Pietro Ferraris e dalla sua famiglia. Ferraris mi prese subito in simpatia. Forse perchè ero il più giovane calciatore della squadra. Ma non mi dispensò mai consigli riferiti al calcio. Del resto io non avevo piena contezza di quale campione fosse stato, della sua grandezza sportiva. Rimasi colpito soprattutto dalla sua gentilezza, dal suo garbo e dalla sua professionalità. Non sono certo io che devo esaltare quelle che sono state le sue qualità calcistiche che l'han visto crescere nella Veloces, per poi trasferirsi alla Pro Vercelli e quindi conquistare i grandi palcoscenici nazionali e internazionali con Napoli, Ambrosiana Inter, Torino e soprattutto Nazionale italiana e la conquista della Coppa Rimet nel 1938, fino alla conclusione della sua carriera a Novara... Ferraris mi aveva preso in simpatia. Così con altri tre miei compagni di squadra, in una serata al sabato prima di una partita,  ci fece visitare la cantina dell'albergo ed ebbe il merito di farci accostare ai suoi tesori, a quel nettare li custodito: dei Barbera e dei Barolo che erano uno spettacolo, la fine del mondo".

 

Video: le glorie della Pro

La settimana Incom del 9 febbraio 1951. Nel documentario preparato dall'istituto luce la partita tra vecchie glorie della Pro Vercelli prima di un vernissage al Teatro Civico con tanto di premiazione del giocatore bianco più importante di tutti i tempi, quel Silvio Piola capace di battere ogni record da marcatore ed in grado di portare l'Italia sul gradino più alto del mondo ai Mondiali di calcio.

Fanzine "Forsa Pro"

Gennaio 1999. Come ricordato in un articolo più in basso in casa Pro rinasce il Centro Coordinamento Club della Pro Vercelli che riprende subito l'attività a sostegno delle bianche casacche. Con l'inizio della stagione 1999/00 il Coordinamento dà vita ad una nuova iniziativa "editoriale" creando una fanzine, un giornale fatto ad uso e consumo dei tifosi, una sorta di via di mezzo tra il classico programma che viene distribuito prima delle gare casalinghe allo Stadio Silvio Piola e tra un giornale da e per i tifosi con notizie utili (informazioni sul tesseramento, indicazioni per le prossime trasferte, ecc.).

Storicamente le fanzine hanno interessato il mondo della musica e di altre subculture a partire dagli anni '80 per poi estendersi al mondo delle curve italiane tra gli anni '90 e i primi 2000; normalmente gli editori, e tutti quelli che collaborano alla sua pubblicazione non ricevono alcun compenso (giacchè la fanzine viene confezionata per il puro piacere di condividere una passione con più persone possibili. Di produzione indipendente, le fanzine possono avere l'aspetto di riviste ma di fatto hanno formati tra i più disparati.

La Fanza "Forsa Pro" nasce di fatto come organo ufficiale del Centro Coordinamento Clubs Pro Vercelli ed è diretta da Massimiliano Magnetti, coadiuvato da uno staff di tifosi ed esperti.

Testata della fanzine

Olbia 1995: l'arbitro assediato

22 gennaio 1995. La Pro Vercelli ospita l'Olbia in una gara che dovrebbe avere un esito non scontato, ma comunque molto ben instradato verso una vittoria delle bianche casacche, protagoniste di un campionato a ridosso della primissima fascia, delle squadre che sono in lotta per salire in Serie C 1.

La gara però non va affatto come previsto: i sardi vendono, giustamente, cara la pelle, la Pro è meno "ficcante" del solito e il match scivola via senza intoppi verso quello che sembra un sacrosanto 0 a 0.

Poi però, come un fulmine a cel sereno, l'arbitro ascolano Sciamanna, sale in cattedra fischiando un contestatissimo rigore per gli ospiti quando ormai tutti i giocatori sono pronti a prendere la via degli spogliatoi. Siamo ormai al 90' e i sardi costruiscono l'ennesima azione di alleggerimento: la sfera arriva a Spanu sull'out destro che centra lungo. Il pallone attraversa l'area e sta per uscire dai sedici metri quando sulla palla si avventano Monetta e Sanna che vengono a contatto. Il contrasto è vinto dal vercellese, ma l'attaccante cade in avanti. L'azione sembra finita, nessuno protesta mentre il pallone finisce a lato. Ma ecco che tra lo stupore generale l'arbitro Sciamanna di Ascoli Piceno che si stava meritando la sufficienza, indica il dischetto. E' rigore. I giocatori della Pro circondano la giacchetta nera, ma ogni protesta è inutile. Per i sardi Truddaiu realizza il gol della vittoria, l'arbitro si affretta a fischiare la fine dell'incontro ed è bene riprendere le parole del giornalista de "La Stampa" Roberto Eynard che così, il giorno dopo, riporta quanto accaduto al triplice fischio: " Per fortuna intervengono le forze dell'ordine che bloccano i più esagitati tra i bianchi e la giacchetta nera raggiunge il suo stanzone senza conseguenze. Ma l'atmosfera in un attimo s'infiamma: almeno duecento persone si radunano all'ingresso del recinto che delimita la palazzina degli spogliatoi del Robbiano. Intanto i giocatori dell'Olbia, dopo aver festeggiato l'inaspettata vittoria con un abbraccio generale vicino alla panchina di mister Bagatti, si avviano verso gli spogliatoi. Anche per loro è un rientro agitato: un paio di sardi si «beccano» con il pubblico e subito la squadra viene bersagliata da un fitto lancio di palle di neve. L'atmosfera è infuocata dentro gli spogliatoi e fuori. Nella Pro è un coro unico: «Ci sentiamo presi in giro. Appena il pallone è entrato in porta ha fischiato la fine sorridendoci e scappando via, come se avesse avuto qualcosa da farsi perdonare». E il clima resta acceso fuori dallo stadio per un'ora: i carabinieri di servizio, dopo aver cercato vanamente di far uscire arbitro e guardalinee da una porta secondaria, chiedono rinforzi ed organizzano la «fuga». Il signor Sciamanna viene fatto salire su un'auto che a tutta velocità riesce a farsi largo tra il centinaio di contestatori rimasti".

 

2/1/1995 Vercelli

Stadio Leonida Robbiano

Pro Vercelli-Olbia=0-1

PRO VERCELLI: Beccari; Tonin, Montebugnoli (84' Monetta); Cervato, Storgato, Castagna; Pingitore (78' Rinaldi), Col, Weffort, Obbedio, Provenzano. All. Caligaris.

OLBIA: Indivieri; Castiglioni, Zeoli; Alberti, Truddaiu, Manca; Pitta (88' Scanu), Spanu, Laghi, Costa, Sanna. All. Bagatti.

Arbitro: Sciamanna.

RETE: 93' Truddaiu (O) su rigore.

La stele della memoria

In un giorno di settembre del 2018, a cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale, i giornali uscivano con la notizia che la stele commemorativa dei Caduti della Pro Vercelli nella prima guerra mondiale sarebbe stata finalmente restaurata con l'autorizzazione della Sovrintedenza e con il patrocinio di Confartigianato Imprese Piemonte Orientale. Il lavoro venne eseguito dalla restauratrice Silvana Bramante di Fara Novarese e oltre al restauro venne anche aggiunta una nuova targa con la lista dei nomi di tutti i caduti della Pro Vercelli che prima non erano citati uno ad uno ma che fu possibile ricostruire con un abile lavoro di ricerca sui giornali dell'epoca.

Il 13 aprile 2019 la stele restaurata è stata inaugurata una seconda volta a margine della gara tra Pro Vercelli e Lucchese valida per la trentacinquesima giornata del campionato di Lega Pro: presenti alla cerimonia ospiti, autorità e rappresentanze delle Associazioni d'arma cittadine.

Oggi la stele fa bella mostra di sè all'interno dello Stadio Silvio Piola, lungo il muro perimetrale proprio a fianco all'entrata della tribuna; in origine il monumento fu creato dallo scultore e architetto vercellese Luigi Gariboldi che diede vita ad un basamento di granito con in cima una stele composta dallo stesso materiale. Sul basamento venne posta una targa in bronzo con la scritta: "LA U.S.PRO VERCELLI AI SUOI SOCI CADUTI PER IL SANTO IDEALE DELLA PATRIA". L'opera venne inaugurata il 4 novembre del 1921, in quello che all'epoca era lo stadio della Pro sito in piazza Conte di Torino (presso l'attuale piazza Camana) e venne poi traslata nel nuovo stadio vercellese dopo l'inaugurazione del nuovo impianto nel 1932.

Questi i nomi dei giocatori della Pro caduti in guerra appaiono sul monumento a fianco alla tribuna dello Stadio Silvio Piola: Giuseppe Garrone, Eugenio Garrone, Emilio Ivaldi, Riccardo Restagno, Umberto Spinoglio, Enrico Salvaneschi, Michele Bossola, Felice Milano, Ugo Bemporard, Riccardo Celoria, Arialdo Leonetti, Riccardo Restano, Mario Pirolini, Ermanno Rossi, Edmondo Rueff.

 

5 luglio 1942: la partita del 50°

Franco Ossola del Grande Torino. Immagine da Wikipedia

Nel luglio del 1942 l'Italia era ormai in guerra da due anni e, visto l'andamento del conflitto sui vari fronti, si poteva intuire come sarebbero andate le cose. A differenza però dal primo conflitto mondiale che nel nostro paese aveva comportato una pressochè totale sospensione di ogni attività sportiva, il regime negli anni '40 aveva deciso, per quanto possibile, di mantenere una apparente normalità, e di questa normalità il calcio poteva e doveva essere una parte decisiva. Il calcio con i suoi vari campionati andò così avanti anche nei mesi della seconda guerra mondiale interrompendosi solo tra il 1943 e il 1945.

Per quanto riguarda la Pro Vercelli, che nella stagione 1941/42 si piazzò terza nel girone A della Serie C alle spalle di Cuneo e Biellese, il 1942 non era un anno qualsiasi perchè era il suo 50° anno di vita e, malgrado i tempi di guerra duri e difficili, un simile anniversario andava festeggiato con la giusta enfasi.

Così il 5 luglio del 1942 al Robbiano di Vercelli ci fu una amichevole di lusso tra una "rappresentativa vercellese" (una squadra composta dai migliori  campioni bicciolani, solitamente impegnati a giocare nelle migliori squadre d'Italia e per un giorno felici di ritornare a indossare la bianca casacca) e il grande Torino degli invincibili.

 

Vercelli 5/7/1942

Stadio Leonida Robbiano

Leggende Pro Vercelli-Torino=4-4

PRO VERCELLI: Scansetti, Vanoli, Pondrano, Depetrini, Ramella, Vannucci (Balocco), Borsetti, Celoria, Piola, Alberico, Ferraris II.

TORINO: Cavalli, Piacentini, Ferrin, Cadario, Ellena, Gallea, Menti II, Borel, Gabetto, Ossola, Usseglio.

Arbitro: Mattea

RETI: 2 Piola (P), 2 Celoria (P), aut Vanoli (T), 2 Ossola (T), Usseglio (T).

 

Il giorno seguente "La Stampa" di Torino diede ampio spazio alla gara attraverso un articolo del mitico Vittorio Pozzo che così scriveva: "La Pro Vercelli ed il Torino danno spettacolo in una partita interessante chiusa alla pari: 4-4 Il cinquantenario delle "bianche casacche,, La Pro Vercelli ed il Torino danno spettacolo in una partita interessante chiusa alla pari: 4-4 Vercelli, 6 luglio. Bra tempo, erano anni che Vercelli calcistica non assisteva più ad uno spettacolo consimile. Tutto l'amore che la città delle medaglie d'oro nutre per il giuoco del calcio, tutta la passione che gli insuccessi di questi ultimi tempi hanno tenuto in compressione, tutto è sgorgato ieri in forma irresistibile, al cospetto della prova tornita da una squadra in casacca bianca formata tutta da giuocatori vercellesi passati ad altre società. La gara in sé è stata una cosa bella. Interessante, vivace, combattuta, piena di buoni spunti tecnici, essa ha finito per accontentare tutti. I vercellesi tornati all'ovile per l'occasione si sono messi di buzzo buono ed hanno giuocato con quello slancio e quel l'impegno che erano le caratteristiche più spiccate delle casacche bianche dei tempi d'oro. Superata d'un balzo la differenza derivante dalla imperfetta coesione, Piola e compagni hanno condotto la gara con una foga che ha travolto più volte la difesa granata.

 

La Stampa del 6 luglio 1942

 

 A stretto rigor di logica, Vercelli avrebbe dovuto vincere, non fosse che per te occasioni da rete fatte maturare, occasioni doppie in numero all'indrca, di quelle presentatesi ai granata. Più calmo e ponderato, il Torino ha tardato alquanto a mettersi in azione ed ha subito, nel periodo iniziale, la preponderanza avversaria. Poi ha risposto conducendo una serie di attacchi di ottima fattura tecnica. Per tre volte ha colmato lo svantaggio pareggiando, e verso la fine è passato al comando, non facendosi raggiungere che ad un paio di minuti dal termine. Il periodo centrale del secondo tempo è stato condotto dal Torino in stile egregio. Le due squadre si sono presentate in campo, agli ordini dell'arbitro Mattea, nella seguente formazione: Pro Vercelli: Scansetti; Vanoli ci Pondrano; Depetrini, Romelia e Vannucci, Borsetti, Celoria, Piola, Alberico, Ferraris. Torino: Cavalli; Piacentini e Ferrini; Cadario, Elleno e Gallea; Menti, Borel II, Gabetto, Ossola e Ussello. Sole sfolgorante, terreno duro, tribuna e spalti al completo: l'incasso della giornata supera di parecchio la terza parte del totale degli incassi dell'intera stagione. Tutto il periodo iniziale è stato della Pro Vercelli. Subito al primo minuto. Cavalli deve parare uno splendido tiro di Piola. Il portiere granata è un po' il protagonista di questi primi minuti dello spettacolo finchè Piola riesce a batterlo con un forte tiro basso. Dieci minuti più tardi, il Torino che oramai è lanciato anch'esso, vede un tiro di Ossola, a seguito di calcio d'angolo, deviato nello rete avversaria dall' intervento dì un difensore avversario. Celoria, su passaggio di Ferraris, porta nuovamente in vantaggio i bianchi, ma al 42' Ossola, su una mischia in area vercellese, ristabilisce l'equilibrio del punteggio con un improvviso tiro basso. Alla ripresa Ussello ed Ossola si scambiano il posto. Nelle file vercellesi Balocco ha sostituito Vannucci ferito, già prima della fine del primo tempo. Piola segna ancora con una cannonata che piega indietro la mano protesa di Cavalli. Alberico colpisce la traversa subito dopo. Il Torino reagisce con energia, ed ancora Ossola pareggia con un tiro basso di rara precisione. E' il momento del Torino, che s'impone, e svolge attacchi di stile pregevole. Un lungo centro di Menti viene ripreso al volo da Ussello e Scansetti è battuto per la quarta volta E' tanta la passione con cui il pubblico segue il lavoro della propria squadra, e sono state tante le occasioni da rete avute dai bianchi, che spiacerebbe vedere i vercellesi battuti. Ci pensan loro. Ecco il « serrate » classico, quello dei bei tempi. Una, due occasioni mancate per un soffio, e poi Celoria, proprio sul finire, pareggia. Grande giornata di Piola, che è in stato di grazia e che ha dato spettacolo da solo; ma buona prova in genere, di tutti i vercellesi, che hanno sfoggiato un brio ed una velocità veramente rimarchevoli. In campo granata ha fatto spicco la tecnica di Ossola. Buona giornata di Piacentini, Menti, Oallea e Cadario. Buon secondo tempo di Ussello. Cavalli, un po' emozionato e messo a dura prova dal trovarsi, per il suo esordio, di fronte a Piota, ha confermato le sue buone doti. Ma, più che la prova dei singoli, è stato lo spettacolo d'assieme, le spettacolo offerto dalla folla stessa che ha colpito ieri l'osservatore. Per due ore gli sportivi vercellesi - sportivi che ne hanno dei ricordi cari - hanno rivissuto il passato. Nessun maggior dolore che il ricordarsi dei tempi felici..., ma nessuna maggior gioia che il riviverli praticamente anche per una frazione di tempo, questi momenti felici. La vecchia- gloriosa Pro Vercelli si è concessa questa soddisfazione. Ci si lasci dire che la rievocazione, schietta, calorosa, sentita, ci ha ad un certo punto commosso. Questa ottima giornata di sport, reca in sè un augurio".

 

25 candeline per il Club Forza Pro

Articolo della Sesia sul Club Forza Pro del 8 gennaio 1999

25 anni. Un traguardo molto importante per qualsiasi associazione o entità. E' questo il traguardo raggiunto in questi giorni dall'importante Pro Vercelli Club Forza Pro di cui riprendiamo il comunicato celebrativo pubblicato sui social qualche giorno fa.

 

"Tra novembre e dicembre 1998, su iniziativa di Chiaffredo Gallo, infaticabile dirigente della Pro Vercelli, si riunisce per la prima volta un gruppo di volenterosi tifosi della Pro Vercelli che hanno in comune la passione per le bianche casacche.

Il 5 gennaio 1999, a distanza di otto anni e mezzo dal suo scioglimento, decidono di far rinascere ufficialmente il vecchio Centro Coordinamento Clubs, che si pone l'obiettivo di promuovere e incentivare il tifo per le gloriose maglie bianche.

Oltre all'organizzazione di trasferte al seguito della squadra, il neonato C.C.C., porta in più occasione il nome delle bianche casacche nelle scuole vercellesi grazie ad alcuni concorsi a premi, si autofinanzia grazie al tesseramento e alla vendita di gadget e nell'estate del 1999 pubblica il numero "zero" del suo organo di informazione chiamato comunemente da tutti i tifosi "giornalino": è totalmente autoprodotto, distribuito allo stadio prima delle partite casalinghe e accompagnerà le gesta dei leoni fino al giugno del 2012. Nell'estate del 2001 il C.C.C decide di cambiare la sua denominazione, viste le caratteristiche delle proprie attività, tipiche di un club di sostenitori. Il sodalizio decide di chiamarsi "Club Forza Pro", un nome scelto con l'intento di far comprendere chiaramente l'universalità delle caratteristiche dei tifosi che vogliono farne parte. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Il direttivo del Club si è via via modificato nel corso degli anni, ma si è sempre contraddistinto per la passione nei confronti delle bianche casacche. Una passione condivisa con le centinaia di persone che hanno partecipato e che continuano costantemente a prendere parte alle trasferte in pullman ed in auto a seguito della Pro, in cui spesso l'aspetto sportivo viene coniugato con gite di carattere turistico ed enogastronomico. Tra le varie attività del Club, da sottolineare alcune di esse portate a termine in campo sociale. Su tutte le donazioni di denaro e raccolte di fondi avvenute nel 2000 per l'alluvione di Trino, nel 2009 per il terremoto in Abruzzo, nel 2012 per il terremoto in Emilia, nel 2016 per il terremoto in centro Italia, e nel 2020 in occasione della pandemia di Covid-19. Da ricordare inoltre il contributo donato alle onlus del nostro territorio "Liberi di Scegliere" e "Alberto Dalmasso", oltre all'aiuto economico che il Club fornì nel 2003 alla società che attraversava un momento di grave crisi economica: la nostra associazione pagò in quell'occasione la traseferta a Biella della squadra e organizzò una raccolta di fondi attraverso la vendita delle proprie sciarpe e di vin brulé, nel tentativo poi riuscito di terminare regolarmente la stagione. Il Club contribuì inoltre economicamente, attraverso una importante donazione di denaro, all'inutile tentativo di salvezza della vecchia U.S. Pro Vercelli nell'estate del 2010. Fin dal 1999, al termine di ogni stagione agonistica, il Club Forza Pro premia il calciatore della Pro Vercelli che a giudizio del direttivo si contraddistingue per il migliore rendimento in campo".

 

Il comunicato ufficiale della Pro che diede il via alla rinascita del coordinamento clubs

L'assurda morte di Aldo Milano

L'8 gennaio 1921 si consumava in quel di Albano Vercellese (all'epoca non ancora provincia di Vercelli) una tragedia che aveva, purtroppo, la sua cornice in quella che all'epoca era stata chiamata guerra delle lapidi, e che portò alla prematura scomparsa di Aldo Milano, giocatore delle bianche casacche che con la Pro aveva vinto il campionato di calcio nel 1920/21 e nel 1921/22. A più di cento anni di distanza è certamente difficile immedisimarsi veramente, mettersi nei panni nei protagonisti di quei tempi e di quella vicenda: proviamo comuque a ripercorrere quei tragici giorni (dal momento della morte di Aldo Milano fino alla sentenza del Tribunale di Torino passando per il funerale) grazie alle pagine che in quei mesi "La Stampa di Torino" dedicò all'evento.

Il primo articolo dedicato ai fatti di Albano venne pubblicato dal quotidiano torinese l'8 gennaio 1921.

Aldo Milano (immagine da wikipedia)

"Ad Albano Vercellese, un comune di circa mille abitanti, a dodici chilometri da Vercelli, venne inaugurata una lapide ai caduti che era una copia fedele di quella d'intonazione bolscevica che un gruppo di arditi milanesi ha, nello scorso mese, martellata nel comune di Andorno Biellese.

Stanotte una decina di ex ufficiali, parecchi dei quali con medaglia al valore, si portarono ad Albano per rimuovere la lapide.  Pare che in paese, dopo una pubblicazione apparsa su un giornale di Novara, si temesse per l'incolumità della lapide; anzi a tal scopo, proprio da ieri, da parte dei socialisti si era stabilito un corpo di guardia nel palazzo delle scuole, sulla cui facciata è apposta la lapide.

Fu perciò che l'arrivo dei combattenti fu subito conosciuto, e il loro proposito reso impossibile. Si erano appena così messi all'opera, che da una finestra chiusa, dove pernottavano le guardie comunali, partì un colpo di fucile che attraversando i vetri andava a colpire il rag. Vittorio Dellarole ad un braccio ed il rag. Aldo Milano al ventre. Il fucile era carico a grossi pallini per volpe e la scarica avvenne a distanza di pochi metri dal luogo della lapide. Il Milano, un valoroso che combatté e soffrì prigionia di guerra, fu raccolto lì in fin di vita, più tardi cessava di vivere".

 

Così il quotidiano di Torino commentava con un breve articolo l'assurda morte del giocatore dei leoni bianchi (in possesso di un diploma di ragioniere ed ex combattente come ben indicato nell'articolo) Aldo Milano morto a soli venticinque anni in una fredda sera dell'inverno piemontese.

 

A due giorni da questo primo articolo, "La Stampa" ritornava sull'argomento, fornendo ai lettori del quotidiano, qualche ragguaglio sugli sviluppi della vicenda: " L'emozione per la tragedia di Albano Vercellese, dove l'ex combattente Aldo Milano, assai noto anche nel campo dello sport calcistico, fu ucciso con una fucilata mentre con altri compagni stava demolendo la lapide di intonazione bolscevica, murata colà per i caduti in guerra, perdura vivissima. I funerali avranno luogo domani e si prevede che riusciranno imponenti, anche perchè si tratta come vi ho già detto, di un valoroso decorato che la guerra aveva fatta sul serio. Intanto è stata arrestata, quale autore materiale degli spari, la guardia comunale Dell'Olmo Pietro. Sembra che egli avesse ricevuto l'ordine di sparare appena il tentativo di demolire la lapide si fosse effettuato. 

inoltre l'autorità ha proceduto all'arresto del vice-sindaco di Albano, il socialista Sala Francesco, al quale risalirebbe la responsabilità del grave fatto".

 

Passarono solamente otto giorni dalla morte di Aldo Milano. La Pro aveva già rinviato il derby col Casale che si sarebbe dovuto giocare il 9 gennaio ma il 16 la gara contro i grigi dell'Alessandria non si poteva proprio procrastinare.

E così pur con la morte nel cuore i leoni bianchi scesero sul rettangolo verde di casa e strapparono all'Alessandria uno 0 a 0 che valeva l'accesso alla semifinale del campionato. Anche in questo caso "La Stampa" fornì ai suoi lettori la telecronaca dell'incontro con dovizia di particolari e sottolinendo il fatto che i bianchi, pur tristi e demoralizzati per la morte del loro compagno, si batterono con valore costringendo agli straordinari il portiere alessandrino che solo a fatica mantenne inviolata la sua porta.

 

 

La pro campione nel 1921

Passò qualche mese (davvero pochi se pensiamo alla durata dei processi "moderni" nel nostro paese). Il 3 febbraio 1922, alla vigilia della sentenza, presso la Corte d'Assise di Torino si tennnero requisitoria e arringhe. Parlarono per primi alcuni ex combattenti che, in quella tragica serata ad Albano, erano a fianco di Aldo Milano nel tentativo di rimuovere la lapide.

Scrive "La Stampa: " E' richiamato il teste De Fabiani, il quale ricorda L'Ostilità della, popolazione, la riluttanza ad aprire la farmacia, il fatto che il prete don Bianchetti, malgrado le chiamate ed i colpi alla poita non s: fece vedere. Presidente: — E' una specie di don Abbondio ! (ilarità, commenti). Umberto (lendini, maresciallo dei carabinieri, fu presente oliando il Sala ammise di avere dato l'ordine" di spaiare. E viene chiamato il prete don Bianchetti Giusoppc, maestro di Albano. Dice che protesto perchè si ponevano brande nel localo delle scuole. Dormiva nel piano, superiore e fu svegliato dalla, detonazione e dal grido straziante del ferito. Credette si trattai di una bomba e si riaddormentò, non preoccupandosi di anello che succedeva. Avv. Bozino, P. C. : — E' vero, che fu chiamato dal vescovo a spiegare il suo contegno di quella notte ? — è' vero. Presidente: — Lo strano è che lei, reverendo, si sia addormentato placidamente dopo quel colpo".

Vengono interrogati vari assessori della precedente giunta, soprattutto con domande sulla condotta generale di Dell'Olmo".

 

Nell'udienza pomeridiana l'avvocato di parte civile Bozino presentò le sue conclusioni  chiedendo ai giurati che: "dichiarino la responsabilità dei due imputati conforme ai capi d'accusa, cioè premeditato omicidio e omicidio per la guardia, correità del delitto per il prosindaco Sala. Requisitoria del Proc. Generale Ha pronunciato quindi una elaborata e commossa requisitoria il Proc. Gen.  Pellicari. Ha detto che con sentimento di pena ha partecipato alle fasi del processo per un fatto tanto luttuoso e straziante. Fu sparato in premeditato agguato notturno, contro un gruppo di giovani generosi, d'alto ingegno, che avevano fatto la guerra, tutti ex-ufficiali dell'esercito: e l'impresa era degna del loro valore, della loro dignità, e del loro orgoglio di ex-combattenti. Volevano semplicemente togliere una lapide che era una provocazione -e un'offesa ai sentimenti degli italiani. L'oratore della legge esamina quindi con severa parola il contegno della popolazione verso il povero morto, contegno che chiama feroce. E si domanda, anzi lo domanda ai giurati : C'era necessità di un assassinio per impedire che la lapide fosse asportata ? Le due guardie potevano dare il chi va là, gridare, gettare l'allarme, preavvertire, sparare in aria: no, si sparò in pieno, nascosti e riparati dietro un'inferriata, nel silenzio, nel buio. Afferma quindi che il Dell'Olmo agì per istinto feroce ; che il sindaco non era competente ad emanare quell'ordine barbaro e pure feroce e che è inaudito parlare di provocazione. Se mai, la lapide sì, costituiva una provocazione epperciò fu tolta".

 

L'avvocato Luigi Bozino. Immagine da wikipedia

"Si sparò senza che alcuno avesse rivolto parole. Le sole parole' pronunciate in quella sera furono parole di pace. Oggi il Proc. Gem deve chiedere una parola di giustizia piena e severa. • Le arringhe L'avv. Gabasio, difensore della guardia Dell'Olmo, invoca dai giurati un esame sereno, spassionato. La lapide era stata inaugurata con solennità, era permessa dall'autorità: la guardia doveva provvedere alla sua tutela, ed eseguendo un ordine, ritenuto legittimo da ex-soldato, fu fedele alla tragica consegna, conclude prospettando, nella peggiore ipotesi, il quesito dell'omicidio per imprudenza e afferma che sulla tomba del povero Milano i bimbi del Dell'Olmo porteranno i fiori del più sincero cordoglio. Ha preso In seguito la parola il giovane avv. Carpano, il quale ha pronunciato una valorosa arringa in difesa del prosindaco Sala. Premessa una parola di compianto per la fine del Milano, che fu un giovane valoroso e generoso, ascrive ad una tragica fatalità, ad una disgrazia tristissima, da nessuno voluta o ordinata, il tragico conflitto li Albano Vercellese. E chiude con una invocazione di giustizia non inquinata da rancori o da passione. Oggi parleranno gli aw. Poddigne. Bozino e Savio e in serata si avrà il verdetto e la sentenza".

 

 

Si arrivò nel giro di pochi mesi alla sentenza da parte del Tribunale di Torino e così la Stampa riportò i fatti il 5 febbraio 1922: "condannato a 20 anni di reclusione e la guardia Dell'Olmo a 14 anni e 7 mesi Nell'udienza di ieri hanno parlato l'avv. Luigi Bozino di P. C„ l'avv. Poddigue. difensore della guardia municipale Dell'Olmo e l'avv. on. Savio, difensore, del pro-Sindaco Sala. L'avv. Bozino, che amò come figliuolo il povero Aldo Milano e fu anzi suo tutore, ha rievocato la figura dello scomparso giovane con un commosso profilo esaltandone la figura generosa, leale e l'animo gentile pieno d'amore e di fede per la sua patria. ha descritto quindi l'ambiente creato nei vercellese da una propaganda d'odio e di rancore. E' l'insurrezione bestiale — disse — catastrofica contro ogni ordine, contro ogni autorità che non sia quella rossa, che culmina nell'espressione « ora comandiamo noi » e intimidisca tutti, cosicché il prete invocato nella notte si rintana in casa, il medico ha fretta che il ferito sia trasportato via e il moribondo è fatto segno ad filtraggi e non si vuole che il chirurgo giunto dà Vercelli entri in paese per soccorrere la vittima. Afferma la piena colpevolezza della guardia che esegui ferocemente un feroce ordine, e soprattutto invoca la severità della legge sul vero artefice della tragedia, il prosindaco Sala. L'avv. Poddigue e l'on Savio hanno scagionato i rispettivi clienti dalla terribile accusa di omicidio premeditato, cercando di dimostrare che compirono un grave e doloroso dovere, quello di tutelare una- proprietà comunale la cui distruzione avrebbe suonalo sfregio ai sentimenti di quella maggioranza che la lapide aveva voluto e votato. La difesa prospettò le varie tesi soffermandosi, nella ipotesi peggiore, su quella dell'omicidio colposo. I giurati hanno risposto no ai quesiti relativi all'omicidio e al mancato omicidio premeditato, votando Invece quelli relativi al ferimento seguito da morte. In conseguenza- di tale verdetto il presidente Barone Daviso ha condannato il prosindaco di Albnno. Sala Francesco, a" 20 anni di reclusione, e la guardia municipale Dell'Olmo-Pietro — in lavoro del quale furono concesse dai giurati le circostanze attenuanti in quanto esegui il famoso ordine — a 14 anni e 7 mesi di reclusione, oltre ai soliti accessori di legge Gli accusati accolsero la sentenza senza parlare e l'udienza fu tolta senza incidenti".

 

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