Copertina Marzo

Libro: Fede, strada e curva

Lingua: italiano.

Storia di un amore eterno per il Genoa, vissuto nei quartieri e nelle strade di Genova. Fede, strada e curva è molto più di un libro sul tifo: è un viaggio dentro il cuore pulsante di Genova, tra le strade di Borgoratti e i gradoni della Gradinata Nord. Una storia vera, fatta di amicizie indissolubili, trasferte, striscioni, cori e fede rossoblù.In queste pagine si intrecciano ricordi di gioventù, episodi di strada, momenti di curva vissuti con passione e fratellanza. Dalla storia leggendaria del Genoa al tifo organizzato degli anni ’80  fino ai giorni nostri passando per la voce profonda dei quartieri della città...

Questo libro racconta cosa significa vivere il Grifone  per le strade di Genova tra quotidianità (a volte anche dura) e sogni mai spenti. Non è solo calcio, è appartenenza, è identità, è il battito rossoblù di una intera città. 

 

Antonio 2025, Fede. strada e curva, ed. Circulo Rojo, 348 pag., 2025.

 

 

Maglia "away" 2000/01

Anni d'uso: stagione 2000/01

Marca: Errea (Italia)

 

Presidente del periodo: Bartolomeo Prunelli (1999-2002), in panchina siede Maurizio Braghin  (2000/02).

 

Note storiche: quarto posto nel girone A della Serie C2.                   

 

 

Note: per il quinto anno consecutivo la maglia da trasferta è nera e probabilmente, ad eccezione della classica maglia da trasferta rossa, questa versionela più bella maglia "away" della Pro Vercelli. Lo stemma in rilievo risalta sulla casacca nera ed è decisivo per determinare l'efficacia a livello visivo. Molto bello anche il colletto che unito alla validità del tessuto fa rimpiangere molto la qualità di quei tempi. Questa maglia è appartenuta a Giampaolo Motta, giocatore e capitano delle bianche casacche dal 1996 al 2002.

 

5/2/1989, Pro-Oltrepo=1-0

Stagioni altalenanti quelle della Pro Vercelli di fine anni '80. La società sta facendo molti sforzi per riportare la squadra in serie C1 e sembra che, con l'arrivo di mister Zoratti, qualcosa possa finalmente cambiare; a conti fatti però l'annata 88/89 passa alla storia per qualche bella prestazione fuori casa ( pareggi sui difficili campi di Casale e Alessandria ma anche per le sconfitte casalinghe nei derby e per altri punti (tanti) persi tra le mura amiche.

Rimane però una discreta prestazione, quella del 5 febbraio 1989 contro la compagine dell'Oltrepò. 

 

Vercelli 5/2/1989

Stadio Leonida Robbiano

PRO VERCELLI: Longo; Lombardlni, Zoppo; De Falco, Sora, Regina; Petronl (59' Finozzi), Conca, D: Stefano, Bellatorre, Bianchini (87' Ulisse).

OLTREPO': Carnato; Bertani, Riviezzi; Groppi, Rocca (81' Andreoni), Piacentini; Obbedio, Bresciani, Ramella, Onorini, Alloni (811 Crisaioli). Arbitro: Collina.

Rete: 70' rig. Bianchini (P).

Arbitro: Collina di Bologna.

 

 

 

Il giorno dopo la gara Enrico De Maria pubblica per  La Stampa di Torino questo articolo: "Un fallo di mano di Bertanl, inutile e controverso (dentro o fuori area?), ha deciso il bigmatch del "Robbiano" fra la Pro Vercelli e l'Oltrepò: l'arbitro ha fischiato il rigore e il sinistro di Bianchini (al suo settimo gol) non ha perdonato. La Pro ha così vinto (1-0) una gara che, secondo lo stesso Zorattl, poteva benissimo finire in parità, e ha scavalcato i pavesi portandosi al terzo posto con il Poggibosi. Che il pomeriggio fosse scalognato per l'Oltrepò si è capito ancora prima della gara: Pessina, uno dei più in forma dei pavesi, è stato infatti vittima di un singolare Incidente negli spogliatoi; la panca dov'era seduto per cambiarsi s'è rotta ed il giocatore ha picchiato la schiena ed è risultato indisponibile. Dunque, Pro Vercelli e Oltrepò si sono fronteggiate a ranghi Incompleti: fra gli ospiti, oltre a Pessina, mancava il giovane Sala (che l'Inter ha voluto per il torneo di Viareggio), mentre Motta ha lasciato in panchina sia D'Amico sia Crisaioli, fuori condizioni. Nella Pro, ancora fuori Meneghetti e Gradella (Infortunati), Zoratti ha tenuto inizialmente in panchina Finozzi: decisivo il suo inserimento nella ripresa. Talvolta accusato di cambiare poco, gara facendo, Zoratti ha indovinato ieri tutte le contromosse, azzeccando l'inserimento di Conca nel ruolo di libero, all'inizio del secondo tempo, al posto di Regina il cambio di consegne ha giovato perché Conca ha dato sicurezza alla difesa e Regina una maggior propulsione al centrocampo che appariva in minoranza rispetto agli scatenati Groppi, Bresciani e Onorini. 

 

Nel primo tempo, l'Oltrepò aveva contenuto senza fatica le manovre dei vercellesi, troppo confuse e lente. Ma, dopo il riposo, la Pro si è ripresentata con ben altra determinazione, soprattutto in avanti dove, finalmente, Bianchini e soprattutto Finozzi hanno spalleggiato a dovere DI Stefano. E così si è vista anche qualche conclusione verso la porta del rientrante Carnato, contro l'unico tiro (di Bianchini, al 21') nel primo tempo. Il rigore decisivo al 70': lancio di Finozzi a Bianchini stoppato con un braccio da Bertani, per l'arbitro, dentro l'area. Dopo il gol, difesa agevole della Pro, con Longo ben coperto a proteggere il suo record d'imbattibilità giunto a 686 minuti: nelle ultime 14 gare, la Pro ha subito solo due gol". Nonostante la vittoria Giuliano Zoratti non è per nulla soddisfatto della sua squadra. "Ben venga il risultato, ma dobbiamo giocare assai meglio: divertirci e divertire il pubblico. Purtroppo qualcuno difetta ancora dello spirito di squadra necessario, D'accordo, era importante vincere, però per andare in C1 dobbiamo ancora migliorarci e di molto". L'allenatore della Pro non fa nomi ma tra le righe si legge chiaro che non è contento della gara di Petroni. Qualcuno lo pungola su questo tema e Zoratti risponde: "Si, l'avete detto voi. Petroni non sta rendendo: eppure, con le doti che ha, dovrebbe essere il giocatore che fa la differenza". Se Zoratti si lamenta, Motta è a dir poco nero. Sul rigore decisivo, l'allenatore dell'Oltrepò osserva: "Bertani e tutti gli altri difensori mi hanno detto che il fallo di mano c'è stato, ma almeno un metro fuori area". 

Il Piola ha 93 anni

Sono passati ormai 93 anni dal fatidico 18 settembre 1932, giorno in cui la Pro Vercelli giocò la sua prima gara nel nuovo stadio "Comunale" costruito per sopperire alle ormai palesi carenze del "Campo Conte di Torino" situato nel terreno immediatamente attaccato al nuovo impianto quello, per intenderci, dove la grande Pro aveva conquistato i suoi sette scudetti. 

I lavori di costruzione del nuovo campo erano durati poco più di un anno, dal luglio del 1930 alla primavera del 1932 con un rallentamento solo all'inizio del 1931 per mancanza di fondi, poi trovati dal Comune in seguito alla ristrutturazione e alla vendita dei lotti del rione "Furia" avvenuta proprio in quegli anni; per l'epoca lo stadio poteva considerarsi di moderna concezione perchè costruito per essere un impianto polisportivo e adatto ad ospitare più attività grazie a due piste di atletica in carbonella rispettivamente da 400 metri e rettilinea. 

Terminati i lavori non fu programmata una inaugurazione vera e propria, così il battesimo ufficiale del nuovo campo coincise con la prima gara di campionato della stagione 1932/33, gara che vedeva le bianche casacche impegnate contro la neo promossa Palermo.

 

 

Vercelli 18/9/1932

Stadio "Comunale"

U.S. Pro Vercelli-Palermo=2-0

U.S. PRO VERCELLI: Scansetti, Zanello, Dellarole, Depetrini, Ardissone, Ferraris I, Santagostino, Casalino, Degara, Piola, Pretti. All. Guido Ara e Giuseppe Parodi.

PALERMO: Valeriani, Paolini, Ziroli, Piantoni, Santillo, Gambino, Radice, Chiecchi, Scarone, Blasevich. All. Feldmann (Ungheria).

Arbitro: Bertoli di Vicenza.

RETI: 50' Depetrini, 57' Degara.

 

 

Al termine di quella stagione, precisamente l'11 luglio, il podestà di Vercelli (oggi lo chiameremmo sindaco), ricevette l'autorizzazione del ministro dell'interno ad intitolare il nuovo stadio a Leonida Robbiano, asso vercellese dell'aviazione scomparso sulle rive del Gange pochi mesi prima.

La sotto cultura "Casual"

Tipico esempio di "tracktop" di Sergio Tacchini

Henry Lloyd, Paul and Shark, Lyle and Scott, Berghaus, Gabicci, Ralph Lauren, Henry Cotton, Fred Perry, Fred Perry e tante e tante altre marche sono certamente famose nel mondo della moda giovanile in tutta Europa a partire dagli anni '80 in poi, ma conosciutissime anche nel mondo delle curve prima nella turbolenta Inghilterra di Margaret Thatcher, poi in tutto il vecchio continente. 

Queste marche, scelte dai ragazzi inglesi più di 50 anni fa, accompagnarono la nascita di un movimento subculturale capace di nascere al nord della Gran Bretagna in città come Liverpool, Manchester e Aberedeen e di spostarsi ben presto in altre europee; lo stile prese piede nelle famigerate terraces d'oltremanica, quelle curve continuamente alla ribalta della cronaca per i fatti di violenza che si verificavano ogni fine settimana e che avevano come protagonisiti i terribili hooligans, teste rasate (skin head) ma anche "mod" sempre pronti a cercare lo scontro con la polizia e/o i tifosi avversari. 

Dietro la nascita della sottocultura casual c'era anzitutto la necessità di uniformarsi perchè i ragazzi di stadio avevavo bisogno di non essere identificati troppo facilmente dalla polizia (che procedeva spesso ad arresti a campione tra chi indossava i colori della propria squadra), di mischiarsi ai tifosi normali e di poter così muoversi liberamente sia allo stadio, sia nel tragitto per raggiungerlo (senza nessuna scorta): ecco che il fenomeno casual da semplice e necessario modo di vestire diventò presto una vera e propria sottocultura i cui due capisaldi erano l'abbigliamento e l"azione" allo stadio. 

 

Immagine del Boleyn Ground negli anni '80

Nel corso degli anni le marche citate in apertura di articolo si avvicendarono nelle preferenze dei casual fermo restando il posto d'onore che la fantasia a "quadretti" legata a Burberry e Aquascutum ha sempre avuto e continua ad avere insieme a capi iconici come Stone Island, C.P. Company e Barbour anche se gradualmente si conquistano spazio marchi italiani meno costosi ma comunque iconici come Si nascondono tra la classe operaia quindi le firme meno costose sono ricorrenti. Su tutte le italiane Fila, Sergio Tacchini ed Ellesse oltre a Puma e Adidas. Da non dimenticare il ruolo delle scarpe, quasi sempre sneaker e assolutamente come le Adidas Stan Smith, le Diadora Ed Moses, Borg Elite, Lacoste e poche altre.

La seconda ondata casual iniziò nei primi anni ‘90 diffondendosi in tutta Europa, in nazioni come Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania ed è a partire dalla fine degli anni '90 che questo fenomeno approdò anche in paesi storicamente dominati fino a quel momento dallo stile e dalla cultura ultras come Italia, Croazia, Serbia, Grecia e Spagna.

 

Per quanto riguarda l'Italia il Casual vanta già una tradizione più che trentennale grazie a curve con uno stile "british" (su tutte Verona e Lazio) ormai accettata e ripresa dalle tifoserie di tutto lo stivale. 

 

Ad oggi in questi ultimi paesi si assiste a uno strano connubio tra le sottoculture ultras e casual: molti gruppi pur mantenendo gli striscioni, uno dei simboli del movimento ultras, adottano un look e un modo di agire propriamente casual, come evitare la scorta e usare i mezzi propri per recarsi in trasferta.

 

A tal proposito riporta Wikipedia: "

"Il movimento casual si diffuse nelle curve italiane a cavallo tra la fine degli anni '90 e gli inizi del nuovo millennio (a parte la già citata eccezione riguardante la tifoseria veronese che si può inquadrare nella seconda ondata casual). I principali centri di sviluppo furono Verona e le grandi città, Roma e Milano per prime, seguite poi da Torino, Firenze ed altre città che militano in serie minori in Lombardia, Triveneto e Sud Italia (in particolare Chieti). Ultimamente il fenomeno casual è dilagato in tutta la realtà calcistica italiana, e gruppi d'ispirazione casual si possono trovare in tutta la penisola e nelle isole, anche se sono soprattutto presenti nel Settentrione del paese.

Bisogna specificare però una peculiarità del "movimento casual italiano", contraddistinto nella maggior parte dei casi da una sorta di mix tra il classico stile ultras italiano e quello casual d'oltremanica. Non è raro affatto trovare striscioni (o cosiddette "pezze") dietro il quale si trovano ragazzi vestiti appunto nel classico stile casual, creando quindi una sorta di punto di incontro tra le due sottoculture".

 

Stadio10  Silvio Piola 10/6/201210 giugn

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