Copertina Maggio

"Ciccio" Braghin, l'uomo dei miracoli

Ciccio Braghin calciatore. Foto di Wikipedia

Un antico adagio dice che nessun uomo è profeta nella propria patria. Niente di più vero per Maurizio "Ciccio" Braghin, biellese di nascita e che dopo una discreta carriera da pedatore nelle Serie A, B e C degli anni '80 ha fatto bene soprattutto da allenatore ed in particolar modo  Vercelli, dove allena in due periodi: la prima volta tra 2000 e 2002, la seconda tra 2010 e 2013.

 

Passato per le giovanili di Pro Vercelli e Biellese verso la fine degli anni '70, Braghin disputa alcune stagioni in Serie C nella Biellese e nel Varese conquistando coi varesotti una promozione in B nel 1980; dopo aver giocato in Lombardia altre due stagioni da titolare passa all'Avellino dove esordisce in Serie A in un Torino-Avellino del 12 settembre 1982. Già ad ottobre però l'Avellino lo restituisce al Varese in B dove termina la stagione 1980/81 e dall'estate 1981 passa alla Triestina dove trascorre tre stagioni in cadetteria. Dopo uno stop forzato di tre anni (perchè coinvolto nel caso del Totonero-bis) torna a calcare i campi di calcio grazie al Piacenza che, nel giro di due stagioni, porta dalla c1 alla B. Chiude la Carriera alla Carrarese nel 1992.

 

Appesi gli scarpini al chiodo inizia ad allenare la Primavera del Piacenza nel 1996 arrivando alla prima squadra nel 1999/2000 insieme a Daniele Bernazzani a seguito dell'esonero di Luigi Simoni. All'esperienza sulla panchina del Piacenza seguono: Pro Vercelli, Rodengo Saiano, Pergocrema, Ivrea e nuovamente Rodengo.

Nel luglio del 2010 ritorna a Vercelli per allenare la Pro Belvedere Vercelli ( poi rinominata F.C. Pro Vercelli 1892) e nel giro di due anni porta la squadra dalla Serie D alla Prima Divisione, grazie al ripescaggio, e alla Serie B vincendo i playoff contro Taranto e Carpi.

Esonerato dalla Pro nel 2012 per far posto a Camolese, viene richiamato dalle Bianche Casacche pochi mesi dopo ma non riesce ad evitare la retrocessione della sua Pro.

 

Negli anni successivi allena ancora sulle panchine di Carrarese, Lumezzane, Savona, Biellese e Città di Cossato.

La Stampa, 30 maggio 2000

Così Roberto Eynard de "La Stampa" presentava 24 anni fa l'arrivo di Ciccio sulla panchina della Pro.

 "La ricetta dell'Omone dai capelli riccioluti è fatta di ingredienti semplici,  come del resto è il nocciolo del calcio: Maurizio Braghin, quarantunenne neo mister della Pro, a differenza di molti tra i suoi predecessori promette poche cose ma sostanziose: lavoro, lavoro e ancora lavoro, sudore, sudore e poi ancora sudore. Il tutto spizzicato da una bella manciata di chiarezza e semplicità. A sentirlo ci sembra di tornare indietro di qualche stagione, esattamente all'anno della sua venuta da calciatore qui a Vercelli: allora il timone del comando era affidato a Sergio Caligaris, l'ultimo mister vincente della Pro. E anche lui, ne più né meno, aveva pronunciato le due fatidiche parole «lavoro e sudore», senza infarcirle di orpelli e proclami di grandeur come in tanti hanno fatto in questi anni di delusioni. «Non voglio promettere nulla, perchè non è giusto farlo debutta Maurizio -. Le uniche cose certe sono il lavoro e la chiarezza nei rapporti. Perchè a tutti i giocatori della Pro chiederò sacrifici ed abnegazione». Braghin, lei è al suo esordio in C2 come allenatore, ma l'esperienza del dopo Simoni a Piacenza indubbiamente le ha insegnato molte cose... «Piacenza per me è una piazza particolare: con questa società ho un rapporto speciale perchè per sei anni ho guidato prima gli Allievi e poi la Primavera. Quindi ho avuto l'opportunità di diventare il secondo di Simone e poi di subentrargli alla guida della formazione maggiore. Anche se la stagione si è conclusa con la retrocessione in B è stata un'espe�rienza molto proficua e intensa». Poi le è arrivata questa proposta della Pro.. «Che ho accettato con grande entusiasmo. Lavorerò con gente che conosco da un sacco di anni (Sandro Turotti in particolare n.d.r.) e con hi quale ho un ottimo rapporto. Inoltre la società ha dei programma interessanti e voglia di fare bene. Visto che mi è stata offerta questa opportunità ho accettato subito, anche perchè la Pro nel panorama della C riveste un ruolo di primo piano con la sua storia centenaria». Lei si immerge per la prima volta nel mare della C2... «Però è un campionato che conosco. Quest'anno ho visto un sacco di partite: ad esempio dello Spezia, squadra attrezzata per la C1, oppure di Pro Patria, Rondinella, Pro Sesto. E della Pro che quasi ogni settimana vedevo all'opera su Quartarete». Che idea si è fatto? «Di un torneo in cui l'agonismo riveste grande importanza» Che modulo adotterà? «La solita zona 4-4-2. Ma potrà essere modificala a secondo delle caratteristiche dei giocatori. Per il momento è ancora presto per parlarne. Ho appena firmalo il contratto e quindi bisogna ancora stabilire le linee strategiche. Cosa che faremo nei prossimi giorni». Lei ha chiuso la sua carriera di giocatore come leader della Pro, sarà Fogli il Braghin della sua Pro? «E' un bravissimo giocatore che conosco da molto tempo. La sua esperienza sarà molto utile». Il presidente parla di una Pro con molti giovani... «E io mi auguro che ci siano, specie se sono ambiziosi e hanno qualità per emergere». Braghin che cosa prometi»; al suo nuovo popolo? «Tanta serietà e lavoro». Maurizio Braghin, nuovo mister della Pro".

  Anno   Serie       Presenze        Reti    
1992/93 C.N.D. 31 9
    1992/93    Coppa Italia 1 1
     TOTALE        32 10

Da leggere: Se sei scudetti vi sembran pochi

La storia calcistica di Pietro Ferraris racchiusa in queste pagine, scritte da Bruno Casalino e piena di bellissime foto in bianco e nero custodite gelosamente per passione da Riccardo Rivellino, è una testimonianza importante per il mondo del calcio vercellese e nazionale che colma un ingiustificabile vuoto.

Non sono molti i pedatori italiani ad aver vinto così tanto giocando in squadre tanto prestigiose come invece è riuscito a fare Pietro Ferraris. Dopo aver esordito nella Pro Vercelli, ove era ancora freschissimo il ricordo dei sette scudetti, Ferraris è poi passato da Napoli, si è accasato all'Inter, dove ha vinto i suoi primi due campionati italiani, è poi giunto nel Torino, quel Toro che stava per diventare "Grande" non solo per il fatto di essere scomparso a Superga, ma soprattutto per le sue irripetibili vittorie, e ha chiuso la carriera a Novara. Il libro ripercorre tutte queste tappe della vita di Pietro Ferraris e lo fa senza tralasciare il suo vissuto umano, un vissuto in cui il protagonista ha avuto spesso al suo fianco un'altra mitica bianca casacca come Silvio Piola, che quasi come un fratello lo ha accompagnato in molte parti di questo cammino iniziato da bambini e culminato con la vittoria al campionato del mondo giocato in Francia nel 1938. Impreziosisce e di molto il ricordo che ha di lui il presidente dei Veterani della Pro Vercelli Franco Balocco che, ancora giovane promessa in maglia bianca, partecipava ai ritiri pre partita della Pro presso l'Albergo Savoia di viale Garibaldi (gestito da Pietro Ferraris e dalla sua famiglia) : "Non sono certo io che devo esaltare quelle che sono state le sue qualità calcistiche che l'han visto crescere nella Veloces, per poi trasferirsi alla Pro Vercelli e quindi conquistare i grandi palcoscenici nazionali e internazionali con Napoli, Ambrosiana Inter, Torino e soprattutto Nazionale italiana e la conquista della Coppa Rimet nel 1938, fino alla conclusione della sua carriera a Novara... Ferraris mi aveva preso in simpatia. Così con altri tre miei compagni di squadra, in una serata al sabato prima di una partita,  ci fece visitare la cantina dell'albergo ed ebbe il merito di farci accostare ai suoi tesori, a quel nettare li custodito: dei Barbera e dei Barolo che erano uno spettacolo, la fine del mondo".

 

Bruno Casalino e Riccardo Rivellino, Se sei scudetti

vi sembran pochi, ed. Effedì, 134 pag., 2016

30 agosto 2012: arriva il "Tir"

Poco meno di 12 anni fa Simone Tiribocchi, bomber storico di squadre importanti come Atalanta e Torino, accettava la sfida di diventare l'attaccante di riferimento della Pro rinunciando a piazze importanti (come l'Udinese, seria pretendente fino all'ultimo) pur di scendere in Serie B ed indossare la Bianca Casacca. Il giorno dopo Il Tir la presentazione ufficiale in via Massaua, l'Eco di Bergamo riprende la notizia e pubblica una intervista al neo bomber della Pro.

 

"È stato ufficialmente presentato giovedì 30 agosto dalla Pro Vercelli Simone Tiribocchi. L'ex bomber dell'Atalanta ha firmato un contratto biennale. «Sono felice di questa scelta - ha commentato -. La Pro mi ha cercato da tempo e io ho voluto fortemente la Pro Vercelli. È chiaro che sono stato lusingato dell'interessamento dell'Udinese, ma la mia prima scelta è sempra stata quella della Pro».

Tiribocchi ha subito raggiunto i compagni anche se, per un problema fisico, inizierà ad allenarsi da martedì. Il «Tir» ha dunque salutato Bergamo. Approdato in nerazzurro nel 2009, con la maglia dell'Atalanta il 34enne attaccante ha disputato 83 partite segnando 27 gol.
L'ultimo rombo del Tir ha il suono morbido di una carezza a Bergamo e all'Atalanta. Ieri firma e primo assaggio di Pro Vercelli. Ma dentro il nerazzurro non si cancella.

Tiribocchi, dopo tre anni lascia l'Atalanta. Sensazioni?
«Tre anni indimenticabili, come da nessun'altra parte. Certe cose le senti a pelle. È stata una scelta dura, sofferta, ma dovevo farla per forza. Giocare a calcio è bello, ma bisogna viverlo. Ho trovato la Pro Vercelli che più di tutti mi ha voluto e andrò a giocare».

Ha prevalso la voglia di essere ancora protagonista?
«Ha prevalso l'attaccante che è in me, l'istinto di andare a rimettersi in gioco. Io sono uno che non si accontenta, voglio il meglio e se in questo momento il meglio è la Pro Vercelli, ben venga. Io mi sento bene, pronto, ci dovevo provare. Ma non dimenticherò mai quello che mi ha dato Bergamo e l'Atalanta».

Siamo ai saluti?
«Ai ringraziamenti. Ringrazio tutti, dall'ultimo al primo, cioè al presidente Percassi. Ma ringrazio tutta la gente di Bergamo. Ho vissuto Bergamo come se fosse veramente casa mia».

A proposito, ma la casa che ha comprato a due passi dal centro?
«Quella la tengo. Anzi, vi dirò di più: stiamo pensando di fare avanti e indietro per continuare a goderci la città. Vercelli in fondo è a un'ora di macchina».

Cosa le mancherà di più?
«I tanti amici che avevo a Bergamo. Loro sanno chi sono, non c'è bisogno di nominarli. Mi mancheranno i compagni di squadra che erano prima di tutto amici e nel calcio è sempre difficile trovare degli amici».

Marilungo, Peluso... e chi altri?
«Anche Raimondi, con cui avevo un rapporto eccezionale. Poi con Guido e Federico è nata veramente una bella amicizia. So quello che hanno fatto per me, quello che ho fatto io per loro, ma è stato tutto naturale. Gli voglio bene e per loro ci sarò sempre».

Lei verrà ricordato anche per essere stato un uomo spogliatoio importante, oltre che per i suoi gol. Ma di questi, 27 in campionato e uno in coppa Italia, qual è il gol da mettere in copertina nel giorno dei saluti?
«Il più bello è stato alla Fiorentina, ma per importanza direi la doppietta al Portogruaro nel giorno della promozione in serie A. Il gol però che più mi rappresenta, che più sento mio è quello all'ultimo minuto con il Torino, entrando dalla panchina, sotto la curva: un gol alla Tiribocchi".

2009/10, la stagione di Kappa

Marchio torinese nato nel 1978 ad opera di Marco Boglione, già direttore commerciale e marketing del Maglificio Calzificio Torinese (MCT), che insieme all'amministratore delegato Maurizio Vitale, fonda una divisione sportiva chiamandola Robe di Kappa.

Debutta così il marchio Robe di Kappa sport, poi semplificato in Kappa, subito popolare grazie alla sponsorizzazione della Juventus e anche grazie al simbolo che adotta, quello dei due giovani (maschio e femmina) ritratti seduti schiena contro schiena e con le gambe raccolte; successivamente allo stemma dei due giovani viene aggiunto il wordmark specifico con la parola "kappa".

Fallita nei primi anni '90, la Kappa risorge dal 1994 in poi, soprattutto grazie alla nuova linea Eroi che lascerà il segno anche a Vercelli, e firma un contratto con la Pro Vercelli all'inizio della stagione 2009/10. Le nuove maglie bianche con il logo Kappa fanno il loro esordio casalingo in una amichevole estiva contro il Genoa di Gasperini. Potrebbe essere l'inizio di una lunga collaborazione ma tutto finisce pochi mesi dopo.

Ai tifosi rimane il ricordo di due maglia da gioco che non avevano nulla da invidiare alla lunga tradizione della Pro e, ancor di più, il ricordo della mitica felpa kappa con la scritta Pro Vercelli sul davanti e con lo stemma sul collo.

Locandina 1978: la Pro di scena a Udine

Qui di fianco una rara ma bellissima locandina di un Udinese-Pro Vercelli del maggio 1978. Negli anni '70 in Italia era la normalità, soprattutto nelle città medio piccole d'Italia, chiamare a raccolta i tifosi della squadra di casa con delle locandine ad hoc che presentavano la partita del pomeriggio con orario di apertura dei cancelli, orario del match e con i prezzi dei biglietti.

Quello che in locandina viene indicato con il nome di Stadio Comunale in località Rizzi corrisponde all'attuale Stadio Friuli, campo in cui ancora oggi l'Udinese gioca le sue gare casalinghe: costruito per volontà del sindaco Angelo Candolini e inaugurato nel 1976 (dopo che il comune di Udine lo aveva acquistato dalla famiglia Rizzi che possedeva il terreno su cui sorgeva l'impianto) lo stadio venne progettato dagli architetti Giuliano Parmegiani e Lorenzo Giacomuzzi Moore che nel concepirlo si ispirarono all'Olimpia Stadion di Monaco di Baviera e per questo motivo realizzarono il campo a terrapieno, in una conca al di sotto del terreno onde ridurre l'impatto della struttura sull'ambiente circostante.

 

Nel campionato 1977/78 la marcia di Udinese e Pro Vercelli nel campionato di Serie C girone A è quanto mai differente: i friulani stanno infatti dominando quello che a conti fatti  è l'ultimo campionato di Serie C della loro storia fino ad oggi. La Pro invece è in piena lotta salvezza e il 28 maggio scende in campo a Udine alla ricerca di punti che le diano la matematica certezza della permanenza in C.

 

 

 

Udine 28/5/1978

Stadio dei Rizzi

Udinese - Pro Vercelli=2-0

UDINESE: Della Corna, Bonora, Fanesi, Leonarduzzi, Apostoli, Riva, De Bernardi, Gustinetti, Pellegrini, Bencina,

Ulivieri. All. Giacomini.

PRO VERCELLI: Castellazzi, Balocco, Sadocco, Magrini, Merli, Tarchetti, Roda, Scandroglio, Donà, Crotti,

Maruzzo. All. Facchini.

Arbitro: Armienti di Bologna.

RETI: 16' De Bernardi (U), 85' Ulivieri (U).

 

Stampa Sera del 29 maggio 1978

Sciarpa ufficiale anni '80

Negli anni '80 il merchandising ufficiale dei club inizia ad essere una realtà concreta. Da tempo in molti stadi d'Italia circola il materiale delle "bancarelle" e così anche le società decidono di tenersi al passo iniziando a produrre materiale ufficiale e vendedolo direttamente ai tifosi più fedeli.

In basso ecco una sciarpa ufficiale degli anni '80 che i tifosi della Pro potevano acquistare presso la sede del Club in via Massaua.

La storia leggendaria della Pro Vercelli

Video di youtube dedicato alla Pro Vercelli: dodici minuti di storia illustrata con foto della grande Pro dei 7 scudetti.

La partita del centenario, 30 maggio 1992

Il 1992 è un anno speciale nella storia di Vercelli e della sua Pro: le Bianche Casacche festeggiano infatti i loro primi 100 anni con una serie di eventi, partite e riconoscimenti che rendono onore alla mitica storia del club di via Massaua. Unica nota negativa della stagione 1992/92 è un campionato non all'altezza delle aspettative sia per la categoria giocata (l'Interregionale), sia per il posizionamento finale in classifica che vede le Bianche Casacche arrivare quinta a quattro punti dal Corsico.

 

In occasione del proprio "tondo" compleanno il club fa realizzare un manifesto molto azzeccato, capace di evocare l'essenza della società e di rispettarne la storia ma anche di richiamare il territorio di riferimento della città e dei sui dintorni.

 

Nella parte superiore il manifesto riporta il nome della squadra con il relativo stemma; in basso la dicitura "1892-1992 cento anni di sport" mentre al centro spicca un giocatore intento a controllare un pallone tra le risaie, paesaggio tipico della terra bicciolana, che cambia e di molto a seconda delle stagioni ma che tra marzo e aprile offre ai visitatori, in concomitanza con l'allagamento delle risaie, il suo volto più bello e interessante.

 

Il vero compleanno della Pro cade nell'ultima parte dell'anno ma a maggio c'è un bell'antipasto quando al Robbiano arriva per una amichevole la Juventus di Trapattoni, squadra di tutto rispetto che in quegli anni vince meno del solito in Italia visto che il campionato di Serie A è monopolizzato dal Milan di Berlusconi e Capello.

 

Vercelli 30/5/1992

Stadio Leonida Robbiano

Pro Vercelli - Juventus=2-2

PRO VERCELLI: Cat Berro, Tasca, Cattin, Bellingeri, Piagni, Marabotto, Tiengo, Bollini, Salono, Burgato, Alloni.

All. Tonelli.

JUVENTUS: Marchioro, Siroti, Marocchi, De Agostini, Torricelli, Julio Cesar, Alessio, Conte, Giampaolo, Di Muri, Di Canio.

All. Trapattoni.

Arbitro: Calcagno.

RETI: 75' Bochicchio (P), 80' De Agostini (J), 87' Sandri (P), 90' Lenta (J).

 

La Stampa 31 maggio 1992

Il giorno dopo la gara Piermario Ferraro racconta la partita per i lettori de "La Stampa": "Clamoroso al Cibali, «gracchiava» la calda voce di Ciotti. Chissà cosa avrebbe sussurrato «the voice» in occasione dell'incredibile pareggio (2-2) conquistato ieri sera dalla Pro nell'amichevole di lusso contro la Juventus. Solo a tempo scaduto Lenta, uno dei tanti giovani gettati nella mischia da Trapattoni, ha salvato l'onore juventino realizzando, in mischia, il punto del pareggio. Piove, ma il fascino della «Fidanzata d'Italia» non può essere messo a repentaglio nemmeno da un ciclone: cosi, muniti d'ombrello, rigorosamente bianconero per essere «in tono» oltre duemila aficionados, per lo più le «giovani» leve del tifo juventino, hanno gremito gli spalti del «Robbiano» sin dall'apertura dei cancelli. Chi si aspettava una Juventus modello «Coppa Italia con il Milan» è andato, parzialmente, deluso: «codino» Baggio e le sue punizioni telecomandate, i tackle del Kohler mundial non si sostituiscono facilmente. Tuttavia non sono mancati spunti interessanti tali da giustificare il prezzo del biglietto. Ecco allora Julio Cesar, «roccia brasiliana», calamitare l'attenzione con un paio di «piazzati» di rara potenza che l'hanno reso famoso: buona l'intenzione, non altrettanto la mira ma è comprensibile: siamo a fine stagione e gli eroi iniziano ad essere stanchi. Le emozioni vengono centellinate col contagocce, quasi un controsenso visto l'autentico diluvio che si è scatenato sul «Robbiano». Per la verità, il pubblico trova ugualmente modo per esaltarsi ad una prodezza dell'ex laziale Di Canio o un siluro di Alessio a lato d'un soffio. E mentre le stelle bianconere stanno a guardare la Pro di Tonelli fa la sua onesta figura, anzi, qualcosina in più. Non a caso il popolo bicciolano, dimentico per un momento della sua fede juventina, ha trovato il modo d'incitare i propri beniamini ed il tecnico ligure alla sua ultima apparizione in panchina. Forse pungolati dal Trapattoni che come si sa non vuole perdere nemmeno nelle partitelle in famiglia, l'undici bianconero nella ripresa dà l'impressione di voler dare un giro di vite al proprio gioco. Ma Cat Berrò contro i suoi ex compagni si esalta: gli errori degli avanti bianconeri fanno il resto. Negli ultimi 15' il match s'infiamma: 75' Bochiccio sfrutta Un errore di Marchioro e realizza l'1-O. Pronta reazione bianconera e De Agostini fa 1-1. A 3' dal termine Sandri con freddezza infila il 2-1. Sembra fatta ma al 92', in pieno recupero, la Juve piazza la zampata dell'orgoglio con Lenta che finalizza una confusa azione nell'area di rigore bianca: 2-2 per la gioia di tutti, anche dell'arcivescovo monsignor Bertone, fan della Vecchia Signora, presente in una tribuna d'onore stracolma di vip".

 

Ai più attenti non sarà sfuggito il nome di Moreno Torricelli nelle file della Vecchia Signora;  Torricelli gioca infatti in quel giorno la sua prima partita in bianconero ma dietro questa sua prima apparizione c'è un aneddoto riportato anche nel "Grande libro della Pro Vercelli" di Tacchini, Sala e Casalino. " Torricelli, in prova, avrebbe dovuto vestire la maglia bianca, ma all'ultimo momento il ds Roncarolo devia dal suo percorso e lo porta al ristorante San Rocco di Asigliano, dove i bianconeri stanno trascorrendo le ultime ore  della vigilia della partita. E' proprio in quel frangente che il difensore comasco conosce il Trap che lo utilizzerà nella sua squadra, priva di alcuni elementi infortunati o impegnati nelle rispettive naazionali, anche nelle successive amichevoli di fine stagione. Sarà la sua grande fortuna: arriverà a conquistare il titolo di Campione d'Europa con i bianconeri".

 

L'alba del football

L'alba del football è una simpatica rubrica sul calcio di una volta brillantemente condotta da Roberto Mercadini; uno dei capitoli di questa rassegna è dedicato alla gloriosa Pro e in questo spazio Mercadini spiega come per certi versi il calcio italiano sia cambiato/finito nel 1935, anno della prima, storica, retrocessione in Serie B delle Bianche Casacche. Qui di seguito il video dedicato alla Pro.

Storie di Pro all'Hotel Savoia

Entrata dell'Intesa San Paolo, un tempo Albergo Savoia gestito da Ferraris II

Se si fa una ricerca tra gli hotel in attività in città a Vercelli non compare più, e da molti anni, lo storico albergo Savoia gestito per anni da Pietro Ferraris II e dalla sua famiglia.

L'albergo si trovava all'angolo tra viale Garibaldi e via Mandelli dove oggi sorge  l'Istituto del gruppo  Intesa-San Paolo: l'edificio venne costruito tra il 1926 e il 1930 (su progetto del geometra Tassinari, nacque con 44 camere e divenne da subito il principale albergo cittadino) sulle ceneri della trattoria della Fontana, locale che al momento della chiusura aveva più di cinquant'anni di vita. Negli anni molti furono i personaggi famosi ospitati dall'albergo Savoia come gli attori di teatro Isa Bluette e Nuto Navarrini mentre dagli anni '50 venne usato da molti artisti, da società sportive di passaggio a Vercelli e dalla stessa Pro che lo utilizzava per i ritiri in vista delle partite casalinghe.

Per molti anni la storia della Pro Vercelli venne scritta non solo sui campi da gioco, ma anche nei corridoi dove le Bianche Casacche trascorrevano le ore precedenti le gare casalinghe come ben riportato da Franco Balocco (presidente della Associazione Veterani Pro Vercelli) nel libro di Bruno Casalino e Riccardo Rivellino, Se sei scudetti vi sembran pochi.

 

Nelle parole di Balocco emerge un bel ricordo di Pietro Ferraris e della sua famiglia: " Ho conosciuto Pietro Ferraris all'inizio degli anni settanta. Allora ero un giovane calciatore del settore giovanile della Pro Vercelli da poco entrato in prima squadra. Erano gli anni della famosa monetina di Torino, poi sfociati in diversi campionati di C sotto l'egida dell'onorevole Arnaud prima e dell'imprenditore Baratto poi.

In quegli anni, quando si giocavano le partite interne, la squadra veniva portata in ritiro il sabato, vigilia della gara, all'Albergo Savoia, di viale Garibaldi, gestito proprio da Pietro Ferraris e dalla sua famiglia. Ferraris mi prese subito in simpatia. Forse perchè ero il più giovane calciatore della squadra. Ma non mi dispensò mai consigli riferiti al calcio. Del resto io non avevo piena contezza di quale campione fosse stato, della sua grandezza sportiva. Rimasi colpito soprattutto dalla sua gentilezza, dal suo garbo e dalla sua professionalità. Non sono certo io che devo esaltare quelle che sono state le sue qualità calcistiche che l'han visto crescere nella Veloces, per poi trasferirsi alla Pro Vercelli e quindi conquistare i grandi palcoscenici nazionali e internazionali con Napoli, Ambrosiana Inter, Torino e soprattutto Nazionale italiana e la conquista della Coppa Rimet nel 1938, fino alla conclusione della sua carriera a Novara... Ferraris mi aveva preso in simpatia. Così con altri tre miei compagni di squadra, in una serata al sabato prima di una partita,  ci fece visitare la cantina dell'albergo ed ebbe il merito di farci accostare ai suoi tesori, a quel nettare li custodito: dei Barbera e dei Barolo che erano uno spettacolo, la fine del mondo".

 

Video: le glorie della Pro

La settimana Incom del 9 febbraio 1951. Nel documentario preparato dall'istituto luce la partita tra vecchie glorie della Pro Vercelli prima di un vernissage al Teatro Civico con tanto di premiazione del giocatore bianco più importante di tutti i tempi, quel Silvio Piola capace di battere ogni record da marcatore ed in grado di portare l'Italia sul gradino più alto del mondo ai Mondiali di calcio.

Fanzine "Forsa Pro"

Gennaio 1999. Come ricordato in un articolo più in basso in casa Pro rinasce il Centro Coordinamento Club della Pro Vercelli che riprende subito l'attività a sostegno delle bianche casacche. Con l'inizio della stagione 1999/00 il Coordinamento dà vita ad una nuova iniziativa "editoriale" creando una fanzine, un giornale fatto ad uso e consumo dei tifosi, una sorta di via di mezzo tra il classico programma che viene distribuito prima delle gare casalinghe allo Stadio Silvio Piola e tra un giornale da e per i tifosi con notizie utili (informazioni sul tesseramento, indicazioni per le prossime trasferte, ecc.).

Storicamente le fanzine hanno interessato il mondo della musica e di altre subculture a partire dagli anni '80 per poi estendersi al mondo delle curve italiane tra gli anni '90 e i primi 2000; normalmente gli editori, e tutti quelli che collaborano alla sua pubblicazione non ricevono alcun compenso (giacchè la fanzine viene confezionata per il puro piacere di condividere una passione con più persone possibili. Di produzione indipendente, le fanzine possono avere l'aspetto di riviste ma di fatto hanno formati tra i più disparati.

La Fanza "Forsa Pro" nasce di fatto come organo ufficiale del Centro Coordinamento Clubs Pro Vercelli ed è diretta da Massimiliano Magnetti, coadiuvato da uno staff di tifosi ed esperti.

Testata della fanzine

Olbia 1995: l'arbitro assediato

22 gennaio 1995. La Pro Vercelli ospita l'Olbia in una gara che dovrebbe avere un esito non scontato, ma comunque molto ben instradato verso una vittoria delle bianche casacche, protagoniste di un campionato a ridosso della primissima fascia, delle squadre che sono in lotta per salire in Serie C 1.

La gara però non va affatto come previsto: i sardi vendono, giustamente, cara la pelle, la Pro è meno "ficcante" del solito e il match scivola via senza intoppi verso quello che sembra un sacrosanto 0 a 0.

Poi però, come un fulmine a cel sereno, l'arbitro ascolano Sciamanna, sale in cattedra fischiando un contestatissimo rigore per gli ospiti quando ormai tutti i giocatori sono pronti a prendere la via degli spogliatoi. Siamo ormai al 90' e i sardi costruiscono l'ennesima azione di alleggerimento: la sfera arriva a Spanu sull'out destro che centra lungo. Il pallone attraversa l'area e sta per uscire dai sedici metri quando sulla palla si avventano Monetta e Sanna che vengono a contatto. Il contrasto è vinto dal vercellese, ma l'attaccante cade in avanti. L'azione sembra finita, nessuno protesta mentre il pallone finisce a lato. Ma ecco che tra lo stupore generale l'arbitro Sciamanna di Ascoli Piceno che si stava meritando la sufficienza, indica il dischetto. E' rigore. I giocatori della Pro circondano la giacchetta nera, ma ogni protesta è inutile. Per i sardi Truddaiu realizza il gol della vittoria, l'arbitro si affretta a fischiare la fine dell'incontro ed è bene riprendere le parole del giornalista de "La Stampa" Roberto Eynard che così, il giorno dopo, riporta quanto accaduto al triplice fischio: " Per fortuna intervengono le forze dell'ordine che bloccano i più esagitati tra i bianchi e la giacchetta nera raggiunge il suo stanzone senza conseguenze. Ma l'atmosfera in un attimo s'infiamma: almeno duecento persone si radunano all'ingresso del recinto che delimita la palazzina degli spogliatoi del Robbiano. Intanto i giocatori dell'Olbia, dopo aver festeggiato l'inaspettata vittoria con un abbraccio generale vicino alla panchina di mister Bagatti, si avviano verso gli spogliatoi. Anche per loro è un rientro agitato: un paio di sardi si «beccano» con il pubblico e subito la squadra viene bersagliata da un fitto lancio di palle di neve. L'atmosfera è infuocata dentro gli spogliatoi e fuori. Nella Pro è un coro unico: «Ci sentiamo presi in giro. Appena il pallone è entrato in porta ha fischiato la fine sorridendoci e scappando via, come se avesse avuto qualcosa da farsi perdonare». E il clima resta acceso fuori dallo stadio per un'ora: i carabinieri di servizio, dopo aver cercato vanamente di far uscire arbitro e guardalinee da una porta secondaria, chiedono rinforzi ed organizzano la «fuga». Il signor Sciamanna viene fatto salire su un'auto che a tutta velocità riesce a farsi largo tra il centinaio di contestatori rimasti".

 

2/1/1995 Vercelli

Stadio Leonida Robbiano

Pro Vercelli-Olbia=0-1

PRO VERCELLI: Beccari; Tonin, Montebugnoli (84' Monetta); Cervato, Storgato, Castagna; Pingitore (78' Rinaldi), Col, Weffort, Obbedio, Provenzano. All. Caligaris.

OLBIA: Indivieri; Castiglioni, Zeoli; Alberti, Truddaiu, Manca; Pitta (88' Scanu), Spanu, Laghi, Costa, Sanna. All. Bagatti.

Arbitro: Sciamanna.

RETE: 93' Truddaiu (O) su rigore.

La stele della memoria

In un giorno di settembre del 2018, a cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale, i giornali uscivano con la notizia che la stele commemorativa dei Caduti della Pro Vercelli nella prima guerra mondiale sarebbe stata finalmente restaurata con l'autorizzazione della Sovrintedenza e con il patrocinio di Confartigianato Imprese Piemonte Orientale. Il lavoro venne eseguito dalla restauratrice Silvana Bramante di Fara Novarese e oltre al restauro venne anche aggiunta una nuova targa con la lista dei nomi di tutti i caduti della Pro Vercelli che prima non erano citati uno ad uno ma che fu possibile ricostruire con un abile lavoro di ricerca sui giornali dell'epoca.

Il 13 aprile 2019 la stele restaurata è stata inaugurata una seconda volta a margine della gara tra Pro Vercelli e Lucchese valida per la trentacinquesima giornata del campionato di Lega Pro: presenti alla cerimonia ospiti, autorità e rappresentanze delle Associazioni d'arma cittadine.

Oggi la stele fa bella mostra di sè all'interno dello Stadio Silvio Piola, lungo il muro perimetrale proprio a fianco all'entrata della tribuna; in origine il monumento fu creato dallo scultore e architetto vercellese Luigi Gariboldi che diede vita ad un basamento di granito con in cima una stele composta dallo stesso materiale. Sul basamento venne posta una targa in bronzo con la scritta: "LA U.S.PRO VERCELLI AI SUOI SOCI CADUTI PER IL SANTO IDEALE DELLA PATRIA". L'opera venne inaugurata il 4 novembre del 1921, in quello che all'epoca era lo stadio della Pro sito in piazza Conte di Torino (presso l'attuale piazza Camana) e venne poi traslata nel nuovo stadio vercellese dopo l'inaugurazione del nuovo impianto nel 1932.

Questi i nomi dei giocatori della Pro caduti in guerra appaiono sul monumento a fianco alla tribuna dello Stadio Silvio Piola: Giuseppe Garrone, Eugenio Garrone, Emilio Ivaldi, Riccardo Restagno, Umberto Spinoglio, Enrico Salvaneschi, Michele Bossola, Felice Milano, Ugo Bemporard, Riccardo Celoria, Arialdo Leonetti, Riccardo Restano, Mario Pirolini, Ermanno Rossi, Edmondo Rueff.

 

5 luglio 1942: la partita del 50°

Franco Ossola del Grande Torino. Immagine da Wikipedia

Nel luglio del 1942 l'Italia era ormai in guerra da due anni e, visto l'andamento del conflitto sui vari fronti, si poteva intuire come sarebbero andate le cose. A differenza però dal primo conflitto mondiale che nel nostro paese aveva comportato una pressochè totale sospensione di ogni attività sportiva, il regime negli anni '40 aveva deciso, per quanto possibile, di mantenere una apparente normalità, e di questa normalità il calcio poteva e doveva essere una parte decisiva. Il calcio con i suoi vari campionati andò così avanti anche nei mesi della seconda guerra mondiale interrompendosi solo tra il 1943 e il 1945.

Per quanto riguarda la Pro Vercelli, che nella stagione 1941/42 si piazzò terza nel girone A della Serie C alle spalle di Cuneo e Biellese, il 1942 non era un anno qualsiasi perchè era il suo 50° anno di vita e, malgrado i tempi di guerra duri e difficili, un simile anniversario andava festeggiato con la giusta enfasi.

Così il 5 luglio del 1942 al Robbiano di Vercelli ci fu una amichevole di lusso tra una "rappresentativa vercellese" (una squadra composta dai migliori  campioni bicciolani, solitamente impegnati a giocare nelle migliori squadre d'Italia e per un giorno felici di ritornare a indossare la bianca casacca) e il grande Torino degli invincibili.

 

Vercelli 5/7/1942

Stadio Leonida Robbiano

Leggende Pro Vercelli-Torino=4-4

PRO VERCELLI: Scansetti, Vanoli, Pondrano, Depetrini, Ramella, Vannucci (Balocco), Borsetti, Celoria, Piola, Alberico, Ferraris II.

TORINO: Cavalli, Piacentini, Ferrin, Cadario, Ellena, Gallea, Menti II, Borel, Gabetto, Ossola, Usseglio.

Arbitro: Mattea

RETI: 2 Piola (P), 2 Celoria (P), aut Vanoli (T), 2 Ossola (T), Usseglio (T).

 

Il giorno seguente "La Stampa" di Torino diede ampio spazio alla gara attraverso un articolo del mitico Vittorio Pozzo che così scriveva: "La Pro Vercelli ed il Torino danno spettacolo in una partita interessante chiusa alla pari: 4-4 Il cinquantenario delle "bianche casacche,, La Pro Vercelli ed il Torino danno spettacolo in una partita interessante chiusa alla pari: 4-4 Vercelli, 6 luglio. Bra tempo, erano anni che Vercelli calcistica non assisteva più ad uno spettacolo consimile. Tutto l'amore che la città delle medaglie d'oro nutre per il giuoco del calcio, tutta la passione che gli insuccessi di questi ultimi tempi hanno tenuto in compressione, tutto è sgorgato ieri in forma irresistibile, al cospetto della prova tornita da una squadra in casacca bianca formata tutta da giuocatori vercellesi passati ad altre società. La gara in sé è stata una cosa bella. Interessante, vivace, combattuta, piena di buoni spunti tecnici, essa ha finito per accontentare tutti. I vercellesi tornati all'ovile per l'occasione si sono messi di buzzo buono ed hanno giuocato con quello slancio e quel l'impegno che erano le caratteristiche più spiccate delle casacche bianche dei tempi d'oro. Superata d'un balzo la differenza derivante dalla imperfetta coesione, Piola e compagni hanno condotto la gara con una foga che ha travolto più volte la difesa granata.

 

La Stampa del 6 luglio 1942

 

 A stretto rigor di logica, Vercelli avrebbe dovuto vincere, non fosse che per te occasioni da rete fatte maturare, occasioni doppie in numero all'indrca, di quelle presentatesi ai granata. Più calmo e ponderato, il Torino ha tardato alquanto a mettersi in azione ed ha subito, nel periodo iniziale, la preponderanza avversaria. Poi ha risposto conducendo una serie di attacchi di ottima fattura tecnica. Per tre volte ha colmato lo svantaggio pareggiando, e verso la fine è passato al comando, non facendosi raggiungere che ad un paio di minuti dal termine. Il periodo centrale del secondo tempo è stato condotto dal Torino in stile egregio. Le due squadre si sono presentate in campo, agli ordini dell'arbitro Mattea, nella seguente formazione: Pro Vercelli: Scansetti; Vanoli ci Pondrano; Depetrini, Romelia e Vannucci, Borsetti, Celoria, Piola, Alberico, Ferraris. Torino: Cavalli; Piacentini e Ferrini; Cadario, Elleno e Gallea; Menti, Borel II, Gabetto, Ossola e Ussello. Sole sfolgorante, terreno duro, tribuna e spalti al completo: l'incasso della giornata supera di parecchio la terza parte del totale degli incassi dell'intera stagione. Tutto il periodo iniziale è stato della Pro Vercelli. Subito al primo minuto. Cavalli deve parare uno splendido tiro di Piola. Il portiere granata è un po' il protagonista di questi primi minuti dello spettacolo finchè Piola riesce a batterlo con un forte tiro basso. Dieci minuti più tardi, il Torino che oramai è lanciato anch'esso, vede un tiro di Ossola, a seguito di calcio d'angolo, deviato nello rete avversaria dall' intervento dì un difensore avversario. Celoria, su passaggio di Ferraris, porta nuovamente in vantaggio i bianchi, ma al 42' Ossola, su una mischia in area vercellese, ristabilisce l'equilibrio del punteggio con un improvviso tiro basso. Alla ripresa Ussello ed Ossola si scambiano il posto. Nelle file vercellesi Balocco ha sostituito Vannucci ferito, già prima della fine del primo tempo. Piola segna ancora con una cannonata che piega indietro la mano protesa di Cavalli. Alberico colpisce la traversa subito dopo. Il Torino reagisce con energia, ed ancora Ossola pareggia con un tiro basso di rara precisione. E' il momento del Torino, che s'impone, e svolge attacchi di stile pregevole. Un lungo centro di Menti viene ripreso al volo da Ussello e Scansetti è battuto per la quarta volta E' tanta la passione con cui il pubblico segue il lavoro della propria squadra, e sono state tante le occasioni da rete avute dai bianchi, che spiacerebbe vedere i vercellesi battuti. Ci pensan loro. Ecco il « serrate » classico, quello dei bei tempi. Una, due occasioni mancate per un soffio, e poi Celoria, proprio sul finire, pareggia. Grande giornata di Piola, che è in stato di grazia e che ha dato spettacolo da solo; ma buona prova in genere, di tutti i vercellesi, che hanno sfoggiato un brio ed una velocità veramente rimarchevoli. In campo granata ha fatto spicco la tecnica di Ossola. Buona giornata di Piacentini, Menti, Oallea e Cadario. Buon secondo tempo di Ussello. Cavalli, un po' emozionato e messo a dura prova dal trovarsi, per il suo esordio, di fronte a Piota, ha confermato le sue buone doti. Ma, più che la prova dei singoli, è stato lo spettacolo d'assieme, le spettacolo offerto dalla folla stessa che ha colpito ieri l'osservatore. Per due ore gli sportivi vercellesi - sportivi che ne hanno dei ricordi cari - hanno rivissuto il passato. Nessun maggior dolore che il ricordarsi dei tempi felici..., ma nessuna maggior gioia che il riviverli praticamente anche per una frazione di tempo, questi momenti felici. La vecchia- gloriosa Pro Vercelli si è concessa questa soddisfazione. Ci si lasci dire che la rievocazione, schietta, calorosa, sentita, ci ha ad un certo punto commosso. Questa ottima giornata di sport, reca in sè un augurio".

 

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