Copertina Gennaio

Figli della Curva Sud

Lingua: spagnolo.

Autore di vari libri di un certo successo in Spagna, Robert Hernando ha da poco pubblicato un bellissimo romanzo intitolato Hijos del Gol Sur (figli della Curva Sud), opera ispirata a fatti reali, dura, intima e rabbiosamente vera.

Non è solamente una storia sul calcio ma è un ritratto su tutto quello che si celava dentro la curva sud del mitico stadio Sarrià di Barcellona, storico campo del R.C.D. Espanyol di Barcellona, luogo iconico dove comparve nel 1985 il gruppo ultrà Brigadas Blanquiazules.

Narrata in prima persona da un tifoso viscerale dell'Espanyol, il libro ripercorre gli ultimi tre decenni della storia bianco azzurra dal cuore della curva: dagli ultimi anni di vita dello stadio Sarrià passando per lo stadio olimpico di Montjuich per arrivare al nuovo campo di Cornellà El Prat. Non manca l'epica decrizione delle vittorie (poche) raggiunte, le battaglie nei derby, la desolazione per le sconfitte e per le retrocessioni, l'agonia per il gol salvezza segnato da Corominas nel 2006, l'infame assassinio di Frederic Roquier fino alla ferita ancora aperta per la precoce morte di Dani Jarque.

Dalla pagine del libro traspare una fedeltà senza limiti ai colori ma anche il disincanto di una tifoseria comunque capace di resistere quando tutti la davano per morta: il lettore riceve così una testimonianza reale di una generazione caratterizzata dall'estetica e dalla musica skin, dalla passione e dalla vita in strada, dalle trasferte "turbolente" e dalla violenza ultrà ma anche dal cameratismo, dall'impegno e dalla sensazione di appartenere a qualcosa di autentico, selvaggio e bellissimo. Un ritratto fedele di quel che significa crescere con una sciarpa al collo e con l'anima piena di orgoglio e cicatrici. Un'ode per tutti gli appassionati innamorati della squadra della loro città. Hijos del gol Sur è memoria viva, è identità ed è, soprattutto, una promessa: anche se ci tolgono tutto, resteremo sempre noi. Solo contro tutti, quelli di sempre al posto di sempre. 

 

Roberto Hernando,  Hijos del Gol Sur, ed. Circulo Rojo, 348 pag., 2025.

 

 

Maglia "away" 2000/01

Anni d'uso: stagione 2000/01

Marca: Errea (Italia)

 

Presidente del periodo: Bartolomeo Prunelli (1999-2002), in panchina siede Maurizio Braghin  (2000/02).

 

Note storiche: quarto posto nel girone A della Serie C2.                   

 

 

Note: per il quinto anno consecutivo la maglia da trasferta è nera e probabilmente, ad eccezione della classica maglia da trasferta rossa, questa versionela più bella maglia "away" della Pro Vercelli. Lo stemma in rilievo risalta sulla casacca nera ed è decisivo per determinare l'efficacia a livello visivo. Molto bello anche il colletto che unito alla validità del tessuto fa rimpiangere molto la qualità di quei tempi. Questa maglia è appartenuta a Giampaolo Motta, giocatore e capitano delle bianche casacche dal 1996 al 2002.

 

Pro ai quarti di Coppa Italia

26 anni fa la Pro Vercelli allenata da mister Motta approdava ai quarti di coppa dell'allora Serie C dopo aver vinto alla grande il girone eliminatorio (finendo davanti a Biellese, Varese, Borgosesia e Novara) e dopo aver superato il Saronno agli ottavi. Le bianche casacche si trovano di fronte la Spal in un turno con gara di andata e ritorno e con il primo atto fissato il 10 febbraio 1999 al Piola.

Il giorno dopo la partita Roberto Eynard così riporta il match per La Stampa:

 

"Addio speranze di galoppare ancora nella verde prateria della Coppa Italia. Nella temperatura polare del Piola, davanti a 500 imbaccucati spettatori la Pro vede «gelare» il sogno di raggiungere le semifinali, anche se c'è ancora il match di ritorno del 24 febbraio. Ma il 2-0 della Spai, tornata al Piola dopo 60 anni e 12 giorni, è peggio di una gogna: a Ferrara ci vorrà un miracolo in formato maxi per ribaltare il pesante punteggio (servono tre gol). Ma comunque sia questa andata di Coppa per molti versi è stata all'altezza delle attese e chi ha sfidato l'aria frizzante ha assistito a un match più che decoroso da parte dei Mottiani. Che pur puniti dal punteggio tagliente non hanno demeritato. Però sull'esito finale della partita hanno influito in maniera determinante due fattori: l'assenza in contemporanea di quasi tutta la difesa (Ragagnin, Garlini e Dal Compare squalificati, Motta lasciato negli spogliatoi a metà tempo a scopo precauzionale) e un tale gattoPierobon, portiere ferrarese in giornata divina. E' stato lui, infatti, praticamente da solo ad arginare nel primo quarto d'ora una Pro tanto sbarazzina quanto travolgente. Dopo esser stato preceduto da Carlet al 6' su un traversone di testa (pallone alto), il portiere ha abbassato la saracinesca compiendo due splendidi interventi al 16' (punizione-bomba di Fabbrini deviata in angolo), colpo di testa di Fogli da due passi bloccato al 18' con un balzo, e vedendosi graziato al 17' da Fabbrini (capocciata d'un soffio a lato). E sulle prodezze di Pierobon la Spai ha costruito la sua vittoria: è il 19', quando i biancazzurri per la prima volta si affacciano dalla parti di Teti con un traversone su cui l'improwisata difesa di casa ballonzola: la sfera arriva a Lucidi che vede Teti fuori dai pah e con un delizioso pallonetto lo infila. 1-0".

 

Titolo de "La Stampa" di Torino

 

"Il gol «gela» un popolo vercellese che si stava riscaldando e per i Mottiani è una mazzata. La squadra ha un momento di sbandamento dal quale cerca di risollervarsi con un paio di mischie nell'area ospite. Ma i bianchi non hanno fatto i conti con Lucidi che al 22' inventa un gol da cineteca: il numero dieci ferrarese conclude, da poco oltre la sua panchina, una ripartenza spallina con una palombella al volo che va a togliere le ragnatela nel sette alla destra dello sfortunato Teti. Una rete che da sola vale freddo e prezzo del biglietto. Il match in pratica finisce qui e da incontro di «campionato» si trasforma a lungo in amichevole. La Spai ritira le sue armate a presidiare il limite dell'area e si limita a cercare i collegamenti tra i reparti (e qualche contropiede, senza però impensierire Teti) mentre la Pro preme hi continuazione e qualcosa nella ripresa riesce a fare. Ma gattoPierobon è sempre lì: al 9' devia un colpo di testa di Fogli, al 16' para a terra su Carlet. La sfida corre via liscia sino al convulso finale: al 34' Airoldi spinge Fabbrini in area e il popolo vercellese chiede il rigore; poi tra il 40' e il 42' Fogli si vede sventolare i due giani (il secondo eccessivo) che gli costano l'espulsione. Infine al 47' Fabbrini è steso in area: rigore. Che lo stesso bomber calcia alla sinistra del portiere. Ma gatto-Pierobon vola e toghe alla Pro la soddisfazione del meritato punto della bandiera.

 

Vercelli 10/2/1999

Stadio Silvio Piola

U.S. Pro Vercelli-Spal=0-2

U.S. PRO VERCELLI: Teti, Gallina, Groppi, Albonetti, Motta, Fogli, Testa, Col, Fabbrini, Pelucchetti, Carlet.

All. Motta.

SPAL: Pierobon, Assennato, Salamone, Boscolo, Airoldi, Fimognari, Greco, Gadda, Ginestra, Lucidi, Visentin.

Arbitro: Manari di Teramo.

RETI: 19' e 22' Lucidi (S).

 

1934: cade al Robbiano la Lazio

2 dicembre 1934. All'ultima stagione di serie A una Pro Vercelli in affanno in termini di classifica riceve la Lazio allenata da Walter Alt e rinforzata dall'ex bianca casacca Silvio Piola che però non sarà della partita. Riportiamo l'articolo dal vercellese Giuseppe Milano scritto per La Stampa il giorno dopo la gara.

 

Vercelli 18/9/1932

Stadio Leonida Robbiano

U.S. Pro Vercelli-S.S. Lazio=1-0

U.S. PRO VERCELLI: Scansetti, Beltaro, Dellarole, Lanino, Traversa, Bigando, Santagostino, Barberis, Borsetti, Piazzano, Casalino. All.: Pietro leone.

S.S. LAZIO: Blason, Bertagni, Strappini, Serafini, Ferraris IV, Fantoni II, Guarisi, Uneddu, Bisigato, Gabriotti, De Maria. All.: Walter Alt (Austria).

Arbitro: Bonivento di Venezia.

RETI:4' rig. Casalino.

 

 

"In alto la bianca bandiera! La Pro Vercelli non è morta; non poteva morire. Si è ridestata dal penoso letargo, che teneva strette le sue ali. Il motore ha ripreso a pulsare, a ritmo che dovrà essere ancora più accelerato. Il carburante spirituale non le mancherà. Le è stato offerto in questi giorni dolorosi, con spontaneità e affettuosità veramente commoventi, fatta anche di rimpianti, da tutta la stampa sportiva, usa un tempo ad esaltare i nostri trionfi. La Pro Vercelli serberà di ciò prefonda gratitudine, statene certi, e se ne ricorderanno i suoi figli migliori, le sue speranze già portate in prima fila col petto vestito della candida casacca. Questi ragazzi hanno ricevuto l'eredità di un fardello glorioso, tanto vetusto quanto pesante, ma rimarranno fedeli al motto di bandiera: "Potius mori quam foedari". Le nostre speranze di vecchi alfieri della Pro si sentono da ieri non più sole: tutta Vercelli, senza distinzione, ne è partecipe. Tutti sono ugualmente dimentichi della oscura parentesi, tesi al nuovo splendente miraggio: "Risalire. Siamo al primo passo.

La vittoria, la prima, è stata convalidata da un calcio di rigore tirato da Casalino, per un fallo grossolano commesso a suo danno da Serafini, espulso. Lo svantaggio non ha scosso la compagine azzurra, che faceva perno su Ferraris IV e che muoveva le sue branche — Bisigato e Demaria — pronte ad afferrare il successo. Fortuna che la difesa bianca resse, anche se non troppo ordinata, e reagì. L'attacco vercellese lavorò affannosamente, ma vinse e superò l'ostacolo. Casalino e Santagostino vigilarono e diedero perennemente l'allarme. Il trio centrale d'attacco apparve alquanto sbandato, ma tenne duro. L'ordine era di perseverare, senza tregua, a costo di sfiancarsi. Molte volte vedremo Borsetti, Barberis e Piazzano a strettissimo contatto con Blason, incerti per imperizia o perchè ancora sotto il peso di quella 'fortuna che ha loro da tempo voltate le spalle e vorrebbe ancora costringere la gloriosa Pro al modesto compito di fanale di coda. Più volte Blason fu a terra alle prese con un atleta in maglia bianca, mentre il pallone s'indugiava a pochi centimetri dalla linea fatale, in attesa di un piede che lo sospingesse in rete.

La cronaca. Al fischio dell'arbitro scoppia il grido incitatore che accompagnerà i nostri per tutti i novanta minuti di gioco. Nella tribuna d'onore tutte le autorità: S. E. il Prefetto, il Segretario federale, il Censole della M.V.S.N., il Commissario Prefettizio. Il Segretario federale porta con sè il giuramento fatto dai giocatori negli spogliatoi dì combattere fino all'ultima goccia di energie. E le bianche casacche mantengono il giuramento. Già sonò lanciate all'arrembaggio. Il primo arpione lo getta Santagostino, al 2'. Segue un angolo a vantaggio dei bianchi, senza costrutto, cosi come lo saranno i pochissimi (due per ciascuno) tirati nel corso della partita.

 

 

Al 4' il pubblico è in tumulto. Bianche bandiere con scritte incitatrici vengono agitate dai tifosi. Il primo punto, e sarà quello della vittoria, è conquistato. Casalino, malamente atterrato dà Serafini — espulso dal campo — ha tramutato In goal il calcio di rigore.

Gli azzurri non si scuotono. Le file sono subito riordinate con la retrocessione di Parisi e muovono decisamente all'attacco.

 

Equilirio di forze In campo. Più compassata la Lazio, che. però, raramente si fa veramente minacciosa. Più irruente, meno stilizzata, certo più pericolosa la Pro Vercelli. Casalino, prima, poi Santagostino, aulndi Borsetti chiamano al lavoro l'estrema difesa azzurra. Leggero predominio della Lazio fino al 25', poi Santagostino serve Borsetti e Blason deve esibirsi in tuffo. Le bianche casacche vogliono rafforzare il modesto bottino e solo per un miracolo la Lazio non capitola. Ancora al 40' Blason deve parare a pugni tesi una cannonata di Santagostino. Poi il fischio dell'arbitro sancisce la fine del primo tempo. La ripresa conserva la fisionomia del primo tempo. Il gioco, per abilità anche dell'arbitro, si è mantenuto nei limiti voluti. Barberis. in uno scontro con un avversario subirà la peggio e sarà nullo fino al termine della partita La nebbia, che persistente è state padrona del campo si fa ancora più fitta e rende diffìcile la visuale così che le azioni appaiono e scompaiono Incessantemente al controllo degli spettatori. Bisigato, al 16', tenta da lontano ma inutilmente, di sorprendere Scansetti. Al 22' Blason. serrato da Casalino e Borsetti, perde la palla ed in suo aiuto interviene Bertagnì rubando il tempo agli avversari. Un fallo tirato da Casalino trova pronto Blason alla bloccata. I bianchi vivono sul vantaggio e la Lazio non fa appello alle ultime risorse". 

Il Piola ha 93 anni

Sono passati ormai 93 anni dal fatidico 18 settembre 1932, giorno in cui la Pro Vercelli giocò la sua prima gara nel nuovo stadio "Comunale" costruito per sopperire alle ormai palesi carenze del "Campo Conte di Torino" situato nel terreno immediatamente attaccato al nuovo impianto quello, per intenderci, dove la grande Pro aveva conquistato i suoi sette scudetti. 

I lavori di costruzione del nuovo campo erano durati poco più di un anno, dal luglio del 1930 alla primavera del 1932 con un rallentamento solo all'inizio del 1931 per mancanza di fondi, poi trovati dal Comune in seguito alla ristrutturazione e alla vendita dei lotti del rione "Furia" avvenuta proprio in quegli anni; per l'epoca lo stadio poteva considerarsi di moderna concezione perchè costruito per essere un impianto polisportivo e adatto ad ospitare più attività grazie a due piste di atletica in carbonella rispettivamente da 400 metri e rettilinea. 

Terminati i lavori non fu programmata una inaugurazione vera e propria, così il battesimo ufficiale del nuovo campo coincise con la prima gara di campionato della stagione 1932/33, gara che vedeva le bianche casacche impegnate contro la neo promossa Palermo.

 

 

Vercelli 18/9/1932

Stadio "Comunale"

U.S. Pro Vercelli-Palermo=2-0

U.S. PRO VERCELLI: Scansetti, Zanello, Dellarole, Depetrini, Ardissone, Ferraris I, Santagostino, Casalino, Degara, Piola, Pretti. All. Guido Ara e Giuseppe Parodi.

PALERMO: Valeriani, Paolini, Ziroli, Piantoni, Santillo, Gambino, Radice, Chiecchi, Scarone, Blasevich. All. Feldmann (Ungheria).

Arbitro: Bertoli di Vicenza.

RETI: 50' Depetrini, 57' Degara.

 

 

Al termine di quella stagione, precisamente l'11 luglio, il podestà di Vercelli (oggi lo chiameremmo sindaco), ricevette l'autorizzazione del ministro dell'interno ad intitolare il nuovo stadio a Leonida Robbiano, asso vercellese dell'aviazione scomparso sulle rive del Gange pochi mesi prima.

La sotto cultura "Casual"

Tipico esempio di "tracktop" di Sergio Tacchini

Henry Lloyd, Paul and Shark, Lyle and Scott, Berghaus, Gabicci, Ralph Lauren, Henry Cotton, Fred Perry, Fred Perry e tante e tante altre marche sono certamente famose nel mondo della moda giovanile in tutta Europa a partire dagli anni '80 in poi, ma conosciutissime anche nel mondo delle curve prima nella turbolenta Inghilterra di Margaret Thatcher, poi in tutto il vecchio continente. 

Queste marche, scelte dai ragazzi inglesi più di 50 anni fa, accompagnarono la nascita di un movimento subculturale capace di nascere al nord della Gran Bretagna in città come Liverpool, Manchester e Aberedeen e di spostarsi ben presto in altre europee; lo stile prese piede nelle famigerate terraces d'oltremanica, quelle curve continuamente alla ribalta della cronaca per i fatti di violenza che si verificavano ogni fine settimana e che avevano come protagonisiti i terribili hooligans, teste rasate (skin head) ma anche "mod" sempre pronti a cercare lo scontro con la polizia e/o i tifosi avversari. 

Dietro la nascita della sottocultura casual c'era anzitutto la necessità di uniformarsi perchè i ragazzi di stadio avevavo bisogno di non essere identificati troppo facilmente dalla polizia (che procedeva spesso ad arresti a campione tra chi indossava i colori della propria squadra), di mischiarsi ai tifosi normali e di poter così muoversi liberamente sia allo stadio, sia nel tragitto per raggiungerlo (senza nessuna scorta): ecco che il fenomeno casual da semplice e necessario modo di vestire diventò presto una vera e propria sottocultura i cui due capisaldi erano l'abbigliamento e l"azione" allo stadio. 

 

Immagine del Boleyn Ground negli anni '80

Nel corso degli anni le marche citate in apertura di articolo si avvicendarono nelle preferenze dei casual fermo restando il posto d'onore che la fantasia a "quadretti" legata a Burberry e Aquascutum ha sempre avuto e continua ad avere insieme a capi iconici come Stone Island, C.P. Company e Barbour anche se gradualmente si conquistano spazio marchi italiani meno costosi ma comunque iconici come Si nascondono tra la classe operaia quindi le firme meno costose sono ricorrenti. Su tutte le italiane Fila, Sergio Tacchini ed Ellesse oltre a Puma e Adidas. Da non dimenticare il ruolo delle scarpe, quasi sempre sneaker e assolutamente come le Adidas Stan Smith, le Diadora Ed Moses, Borg Elite, Lacoste e poche altre.

La seconda ondata casual iniziò nei primi anni ‘90 diffondendosi in tutta Europa, in nazioni come Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania ed è a partire dalla fine degli anni '90 che questo fenomeno approdò anche in paesi storicamente dominati fino a quel momento dallo stile e dalla cultura ultras come Italia, Croazia, Serbia, Grecia e Spagna.

 

Per quanto riguarda l'Italia il Casual vanta già una tradizione più che trentennale grazie a curve con uno stile "british" (su tutte Verona e Lazio) ormai accettata e ripresa dalle tifoserie di tutto lo stivale. 

 

Ad oggi in questi ultimi paesi si assiste a uno strano connubio tra le sottoculture ultras e casual: molti gruppi pur mantenendo gli striscioni, uno dei simboli del movimento ultras, adottano un look e un modo di agire propriamente casual, come evitare la scorta e usare i mezzi propri per recarsi in trasferta.

 

A tal proposito riporta Wikipedia: "

"Il movimento casual si diffuse nelle curve italiane a cavallo tra la fine degli anni '90 e gli inizi del nuovo millennio (a parte la già citata eccezione riguardante la tifoseria veronese che si può inquadrare nella seconda ondata casual). I principali centri di sviluppo furono Verona e le grandi città, Roma e Milano per prime, seguite poi da Torino, Firenze ed altre città che militano in serie minori in Lombardia, Triveneto e Sud Italia (in particolare Chieti). Ultimamente il fenomeno casual è dilagato in tutta la realtà calcistica italiana, e gruppi d'ispirazione casual si possono trovare in tutta la penisola e nelle isole, anche se sono soprattutto presenti nel Settentrione del paese.

Bisogna specificare però una peculiarità del "movimento casual italiano", contraddistinto nella maggior parte dei casi da una sorta di mix tra il classico stile ultras italiano e quello casual d'oltremanica. Non è raro affatto trovare striscioni (o cosiddette "pezze") dietro il quale si trovano ragazzi vestiti appunto nel classico stile casual, creando quindi una sorta di punto di incontro tra le due sottoculture".

 

Il Museo Bianco su "Magica Pro"

La pagina della rivista "Magica Pro" dedicata al nostro sito

Magica Pro, rivista distribuita allo stadio Silvio Piola in occasione delle gare interne delle bianche casacche, ha dedicato al Museo Bianco un bell'articolo che riportiamo qui in basso ringraziando Pietro Gianella e tutta la redazione che lo hanno reso possibile. 

 

La doppia sfida col Barça del 1922

Nel corso della sua storia la Pro Vercelli, al pari di molte altre squadre europee e americane, ha giocato svariate amichevoli contro compagini straniere, alcune di grande prestigio e tradizione. 
Bisogna tenere presente che le coppe europee non furono create fino agli anni '50 del secolo scorso, ma ciò non toglie che soprattutto nel vecchio continente a partire dagli anni '10 e ancor di più dal decennio successivo, le partite tra squadre di diversi paesi divennero una consuetudine, poiché capaci di attrarre un pubblico pagante più ampio rispetto alle normali partite di campionato. 
Per quanto riguarda la Pro la maggior parte di queste partite si concentrò nei primi trent’anni di vita del sodalizio bicciolano, epoca in cui la Pro arrivava sempre tra le prime squadre del campionato italiano e per questo motivo veniva spesso invitata a prendere parte a gare di esibizione e tornei (ad esempio il torneo di inaugurazione dello stadio Comunale di Roma nel 1911, antesignano del futuro stadio Flaminio costruito durante il ventennio fascista). Nell'elenco delle gare internazionali (non sempre completo per via della difficoltà nel reperire queste informazioni in archivi e documenti) spiccano per forza di cose le partite contro Olympique Marsiglia, Lione, F.C. Barcelona, Liverpool F.C. e San Paolo.
 
Certamente, tra tutte le partite giocate dalla Pro Vercelli in trasferta, è impossibile non citare le due che videro le bianche casacche impegnate sul nuovissimo terreno di gioco "Les Corts" del F.C. Barcelona il 16 e il 17 settembre del 1922; le due partite non sorrisero alla squadra bicciolana (una sconfitta pesante con un passivo di 5-0 ed una più di misura conclusasi sul 3-1), tuttavia l'esperienza fu molto positiva. 
Il Barça infatti era solito giocare prestigiose amichevoli in tre periodi dell'anno: pre-campionato, periodo natalizio e fine campionato. A questo scopo chiamava squadre del centro Europa - le formazioni tatticamente più all'avanguardia - come Ungheria ed Austria, squadre britanniche oppure squadre che avevano vinto il campionato del loro Paese di provenienza.
Fu così che la Pro Vercelli fu invitata a disputare le due famose partite consecutive nel settembre del 1922, in quanto in entrambe le precedenti stagioni si era laureata campione d'Italia.
 
Barcelona 16/9/1922
Stadio Les Corts
F.C. Barcelona - U.S. Pro Vercelli 5-0
F.C. BARCELONA: Bruguera, Conrado, Surroca, Torralba, Blanco, Samitier, Piera, Gracia, Alcantara, Martinez-Sagi, Sagi
U.S. PRO VERCELLI: Curti, Rosetta, Bossola, Milano II, Parodi, Perino, Ceria, Zanello, Gay, Bassola, Borello
Reti: Alcantara (3), Gracia, Samitier
 
Barcelona 17/9/1922
Stadio Les Corts
F.C. Barcelona - U.S. Pro Vercelli 3-1
F.C. BARCELONA: Bruguera, Altés, Surroca, Torralba, Blanco, Samitier, Piera, Cella II, Gracia, Alcantara, Sagi
U.S. PRO VERCELLI: Curti, Rosetta, Bossola, De Bianchi, Parodi, Perino, Milano II, Zanello, Gay, Rampini II, Borello
Reti: Alcantara (B), Gracia (B), Sagi (B), ? (PV)

 

Sciarpa Vercelli Front

Gli anni '90 nella ultra centenaria storia della Pro sono stati un'altalena di emozioni non solo sul rettangolo verde ( basti pensare al 1990 e al 1994) ma anche in sede per via di eventi niente affatto "piacevoli". Anche sugli spalti e, particolarmente in Curva Ovest, le emozioni non sono mancate e ci piace ricordare quei momenti attraverso la sciarpa di un gruppo trainante di quel periodo: i Vercelli Front. I ragazzi del Vercelli Front formano il gruppo nella stagione 1993/94 e, con alterne vicende, lo portano avanti fino al 2016 quando prendono la decisione di scioglierlo in via definitiva anche se poi, nelle stagioni successive, ritornano in curva dietro lo striscione "Vecchia Guardia".

 

Stadio10  Silvio Piola 10/6/201210 giugn

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